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“Nonna Galera” è morta a 83 anni. Era dentro per spaccio

ROMA – “Nonna Galera” è morta a 83 anni. Era dentro per spaccio. E’ morta a casa sua, ma pur sempre in regime di arresti domiciliari, Stefanina Malu, cagliaritana di 83 anni, di cui una trentina trascorsi dietro le sbarre. Per questo era soprannominata dagli altri detenuti “Nonna Galera”. “Venga a vedere in che condizioni sono. Non mi faccia morire in una cella”: così, nel maggio scorso, approfittando di una intervista concessa alla Stampa, si rivolgeva ai giudici per reclamare un po’ di pietà per il suo caso, non ce la faceva più.

Solo una settimana fa era arrivato il provvedimento che, senza sconti o clemenza, apriva le porte del carcere per indirizzarla a una detenzione domestica: una settimana che è trascorsa veloce verso la sua fine.

Del resto Stefanina ha continuato a vivere pericolosamente ben oltre la soglia della maturità. Spacciava droga, sapeva fare solo quello: l’ultimo arresto l’anno scorso a Is Mirrionis, il suo quartiere: stava ai domiciliari, l’hanno immediatamente rispedita dentro. Stava preparando 200 dosi, tra cocaina e eroina. Sono i soldi della droga quelli con cui ha cresciuto i figli. Un’ostinazione degna di miglior causa, certo, ma la sua è una storia che viene da lontano.

«La droga è una cosa brutta, lo so, anzi l’ho sempre saputo – raccontò nel corso di una chiacchierata fatta in ospedale – Per me era un lavoro, l’unico lavoro, perché nel quartiere non ce n’era altro. Solo così potevamo vivere dignitosamente. Ho venduto di tutto, mai roba sporca. Non ho morti sulla coscienza. Ho fatto il lavoro sbagliato, però ho pagato per tutti. Ogni volta la polizia e i carabinieri hanno accusato me: mi sono presa tante condanne, ma non ero l’unica che vendeva droga in città […]

«Qualcuno pensa che io sono diventata ricca con lo spaccio ma per noi la vita è sempre stata difficile. Se avessi fatto tanti soldi, di certo, non avrei vissuto con i miei figli in una casa comunale. Tutti mi hanno sempre definito il capo nel quartiere, ma non è vero niente. Ho solo messo insieme i soldi necessari per tirar su la famiglia». (Nicola Pinna, La Stampa)

 

 


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