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Nonna padrona, il giudice le toglie l’azienda

MANDELLO DEL LARIO (LECCO) – La proprietaria dell’azienda, 83 anni, “maltratta” i dipendenti: il giudice le toglie l’azienda e la passa al figlio, che già aveva lasciato la direzione in contrasto con i metodi dell’anziana madre.

Accade alla Gilardoni di Mandello del Lario (Lecco), impresa che produce macchinari a raggi X per ospedali e aeroporti. Nel mirino del giudice, racconta Giampiero Rossi sul Corriere della Sera, è finita Maria Cristina Gilardoni, Cavaliere del Lavoro di 83 anni, i cui “metodi” hanno fatto sì che, tra licenziamenti e dimissioni forse indotte, dai 209 dipendenti del 2013 si è passati ai 162 di fine 2015, con conseguenti carenze di organico soprattutto in certe posizioni.

Il tribunale di Milano ha stabilito che alla “nonna manager”, come la definisce Rossi sul Corriere della Sera, subentri “con immediata efficacia” il figlio Marco, per anni direttore generale della stessa azienda prima di dimettersi in contrasto con l’atteggiamento della madre.

Il provvedimento del tribunale fa anche riferimento ad un avviso di garanzia notificato dalla procura di Lecco per il “reato di maltrattamenti” contestato alla signora Gilardoni e al suo uomo di fiducia Roberto Redaelli per le “reiterate vessazioni ed aggressioni fisiche e psichiche” che sarebbero state commesse ai danni di numerosi dipendenti.

Come ricorda il Corriere della Sera,

Il procedimento civile per «distruzione di valore d’impresa» era stato avviato da Andrea Ascani Orsini, nipote della signora Gilardoni e socio di minoranza dell’azienda di famiglia con il 45 per cento del pacchetto azionario. Dopo aver cercato invano di orientare dall’interno le scelte della zia-presidente, ritenute negative per la stessa Gilardoni, che gode di una posizione di prestigio a livello mondiale nel segmento delle apparecchiature a raggi X.

Il Corriere della Sera ha raccolto anche le testimonianze dei lavoratori dell’impresa, che parlano di

vessazioni al di là del tollerabile. (…) La titolare e il suo braccio destro Redaelli «maltrattavano i dipendenti minacciandoli, insultandoli e denigrandoli», scrive il magistrato, e anche «attivando nei confronti di alcuni di loro procedimenti disciplinari con irrogazione di gravi sanzioni e conseguente licenziamento, in alcuni casi inducendo il lavoratore stesso a dare le dimissioni».

Così in molti hanno dovuto lasciare il loro posto di lavoro, provocando anche la preoccupazione del sindaco di Mandello del Lario, Riccardo Fasoli, allarmato per la disoccupazione crescente e per “l’epidemia” di diagnosi di depressione nel Comune. Oltretutto la prognosi medica per una sindrome depressiva supera i quaranta giorni, e così gli investigatori della questura hanno ipotizzato anche il reato di lesioni gravi nei confronti

Nelle quindici pagine del provvedimento del giudice si legge di “disagio organizzativo”, “negligenza”, “irragionevolezza dell’organo gestorio” e “dispersione del capitale umano” all’interno dell’azienda. Per questo il tribunale ha deciso di revocare il consiglio di amministrazione e nominare Marco Taccani Gilardoni, figlio della presidente e nipote del fondatore, amministratore giudiziario con l’obiettivo di “riportare l’azienda in condizioni di operatività adeguata”.

 

 

 


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