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Olio d’oliva: quello che bisogna sapere prima di comprarlo

ROMA – Olio extravergine, come riconoscerne uno di qualità? E’ italiano, ovvero prodotto interamente nel nostro Paese e con olive nostrane? Ecco una guida di Dagospia per imparare a conoscere quello davvero buono…con una brutta notizia per il portafogli:

La dicitura extravergine si riferisce ai soli parametri chimici, ed è per questo che la grande industria non vuole il panel test che con molta probabilità ne boccerebbe parecchi.

Anche un olio extravergine può avere molti difetti. Ad esempio può sapere di rancido per eccessive ossidazioni causate dalla lavorazione o dalla conservazione, oppure dalla raccolta avvenuta in presenza di forte umidità o alte temperature.

Gli stabilimenti industriali imbottigliano e rivendono spesso olii prodotti fuori dai confini italiani. Non sempre i paesi da cui provengono questi olii – soprattutto quelli fuori dalla UE – rispettano i nostri parametri agronomici e igienico-sanitari.

Un olio buono non può costare meno di 9 euro/lt. Fra pratiche agronomiche, potature, raccolta manuale, spremitura a freddo in un buon frantoio, imbottigliamento, etichettatura e distribuzione, non è possibile stare sotto a quella cifra. Un olio che costa meno di 9 euro/lt è molto probabile che non sia italiano

L’ossigeno è nemico dell’olio che, a differenza di alcuni vini, non migliora invecchiando.

L’olio è molto fotosensibile, la luce lo deteriora rapidamente

Conservatelo sempre in luogo fresco, asciutto, al buio e in bottiglia di vetro scura. Non tenetelo sulla finestra della cucina o vicino a fonti di calore.

La denominazione olive italiane significa che sono state prodotte in Italia ma non offre garanzie su come arrivano allo stabilimento e sul loro stato di conservazione. Accertatevi, comunque, che in etichetta o nella retro etichetta sia riportata la provenienza, ovvero miscele di olii italiani, comunitari o extracomunitari. Per farlo munitevi di una lente di ingrandimento.


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