Omicidio Aldrovandi fu ritorsione “brutale e sproporzionata”. La versione del giudice Caruso

aldrovandi

Federico Aldrovandi, il ragazzo ucciso a Ferrara il 25 settembre 2005

Federico Aldrovandi fu ucciso per la «conseguenza della violenta colluttazione con i quattro agenti, armati di manganelli, decisi ad immobilizzarlo e ad arrestarlo ad ogni costo, per fargli scontare le conseguenze di una precedente fase di conflitto, con reciproci atti di violenza, nel corso della quale venne danneggiata l’auto della pattuglia alfa 2».

Il giudice Francesco Caruso ha sintetizzato con queste parole i 2 anni di processo in aula e i 4 anni di inchiesta per la morte del ragazzo morto a Ferrara nel 2005, dopo essere stato picchiato da 4 agenti.

Per il magistrato si trattò di un «pestaggio ingiustificato» ed una ritorsione «brutale, sproporzionata, violenta e incongrua» da parte degli agenti Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto. In quell’alba del 25 settembre 2005, Federico era una persona bisognosa di aiuto sanitario, non un soggetto pericoloso che andava arrestato.

Secondo Caruso «la contenzione fisica avrebbe potuto essere praticata con tecniche di tipo clinico infermieristico e non con una colluttazione sregolata». Il giudice ha scartato la possibilità di un capo di imputazione più pesante dell’omicidio preterintenzionale perché l’eccesso colposo (per cui sono stati condannati gli agenti), poggia su «una circostanza che la ricostruzione probatoria porta a ritenere infondata».

Caruso non esclude dunque che Federico si sia agitato alla vista degli agenti. Infatti secondo la ricostruzione degli imputati, contrassegnata «da bugie e falsità» finalizzate «a concordare una versione difensiva postuma di comodo – spiega tranciante il giudice – Federico era molto agitato all’arrivo della prima Volante, richiamata sul posto dalle richieste di alcuni residenti».

Caruso, invece, ritiene che «deve considerarsi ragionevolmente provato come i rumori, le urla, gli schiamazzi, denunciati dai cittadini, siano dipesi dallo stesso scontro prolungato verificatosi, nei minuti precedenti la telefonata di una residente, tra gli uomini della prima Volante e Federico Aldrovandi, per cause e in relazione a circostanze ignote». Una versione dei fatti che smonta e smentisce completamente la ricostruzione ufficiale.

6 ottobre 2009 | 16:44   Letto 961 volte   


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