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Architetto ucciso: stavolta è il contrario, arrestata la ex moglie

CARUGO – Stavolta è la moglie la mente criminale: svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Alfio Vittorio Molteni, l’architetto di 58 anni ucciso a Carugo, in provincia di Como, il 14 ottobre dell’anno scorso. L’ex moglie dell’uomo, Daniela Rho, e il suo commercialista sono stati arrestati dai Carabinieri di Como e da quelli del Reparto crimini violenti del Ros con l’accusa di essere i mandanti del delitto.

Sempre di una tragedia si parla ma nei delitti in famiglia è quasi sempre l’uomo a uccidere: perché non accetta un addio, per timore di perdere i figli. Stavolta è lei accusata di essere la mente criminale: l’omicidio sarebbe maturato a causa dei continui litigi per l’affido delle due figlie, che la signora voleva esclusivo.

L’agguato costato la vita ad Alfio Molteni non avrebbe dovuto portare alla morte del professionista, ma avrebbe dovuto essere un pesante avvertimento, una “gambizzazione”. Lo ha spiegato in conferenza stampa il pm Pasquale Addesso. Poi l’agguato si era trasformato in omicidio.

Molteni – era risultato dall’autopsia – era morto per un’ emorragia interna conseguente alle ferite alla gamba e all’addome provocate da colpi di pistola sparati dall’alto verso il basso. Questo non cambia la configurazione del reato contestato agli indagati, che resta quella di omicidio volontario per dolo eventuale. Secondo le accuse l’agguato era stato chiesto dalla Rho e da Alberto Brivio, ordinato dall’intermediario, la guardia giurata Luigi Rugolo, e materialmente eseguito dietro compenso di diecimila euro da Michele Crisopulli (arrestato nel marzo scorso) e Vincenzo Scovazzo (arrestato in luglio). Gli atti intimidatori che avevano preceduto il delitto, vale a dire gli spari contro la finestra, l’aggressione in auto e l’incendio del Range Rover nello studio, erano invece stati ricompensati con mille euro.

Il giorno del delitto, hanno riferito gli investigatori in conferenza stampa, Daniela Rho aveva fatto avere via telefono a Brivio, con il quale aveva una relazione sentimentale, il numero di targa dell’auto del figlio di Molteni che l’architetto avrebbe usato quella sera per tornare a casa. Una notevole parte delle accuse emerge dalle intercettazioni telefoniche degli indagati che, ha spiegato il pm Pasquale Addesso, “avevano una sorta di circolarità: la Rho telefonava a Brivio, il quale prendeva contatto con Luigi Rugolo, la guardia giurata che ha fatto da collegamento tra mandanti ed esecutori, e poi riferiva delle conversazioni alla stessa Rho. Un traffico notevole, che ha avuto delle punte di sessanta contatti al giorno sino al 14 ottobre, giorno del delitto, per poi crollare il giorno dopo, quasi ad azzerarsi”.

Brivio, 49 anni, nato a Seregno, è commercialista e lavora per l’azienda di mobili del padre della Rho, l’azienda di famiglia in cui lavorava anche Molteni prima della separazione. La Rho e Brivio sono accusati di omicidio, atti persecutori nei confronti dell’architetto e dei reati relativi agli atti intimidatori messi in atto prima del delitto: incendio dell’autovettura Range Rover dell’architetto nel garage dello studio, esplosione di colpi di arma da fuoco contro la finestra di casa. Le prove raccolte nei loro confronti consistono nelle dichiarazioni rese da Michele Crisopulli, uno degli esecutori materiali del delitto, e Luigi Rugolo, oltre che da altri indagati.


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