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Omicidio stradale, procuratore: “Cosa non va nella legge”

ROMA – Reato di omicidio stradale, la bocciatura del procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo: “I casi saranno all’improvviso tantissimi”, ha detto a Luana de Francisco sul Messaggero Veneto il procuratore, preoccupato per l’aumento dei fascicoli per lesioni e di ricorsi alle perizie.

“L’effetto positivo delle recenti depenalizzazioni – dice – sarà totalmente annullato dall’affollarsi nelle aule giudiziarie di fatti procedibili d’ufficio”.

De Nicolo critica il cambio di marcia imposto al reato delle lesioni colpose: per quelle con prognosi superiore ai 40 giorni, la norma prevede un colpo di spugna alle querele e il ritorno alla procedibilità d’ufficio.

“I casi saranno all’improvviso tantissimi – afferma De Nicolo –, perché per raggiungere la soglia minima basta un colpo di frusta o poco più. Tolta a parti lese e assicurazioni la possibilità di risolvere la faccenda al di fuori del procedimento giudiziario, con risarcimento e conseguente ritiro della querela, ai consulenti non costerà molto modulare al rialzo il numero dei giorni di prognosi. Il risultato? Una crescita esponenziale delle perizie. Proprio come avveniva più di trent’anni fa, quand’ero ancora pretore a Trieste. Poi si passò alla procedibilità a querela e tutti ne gioimmo. Ora non resta che attrezzarci e dotarci di elenchi aggiornati dei periti disponibili sulla piazza”.

Inoltre le consulenze e le perizie chiederanno altri soldi e tempo degli esperti:

“Temo che il ricorso alle perizie sui mezzi in sequestro sarà sistematico – è la previsione di De Nicolo – e a servirsene non sarà soltanto il pm nella fase d’indagine, ma anche la difesa nel corso del dibattimento. La ragione è semplicissima: il 589 bis prevede una circostanza attenuante che consente di diminuire la pena fino alla metà, quando si dimostri che l’incidente si è verificato anche per colpa della vittima”.

Il procuratore di Udine è critico soprattutto per la severità verso i neopatentati:

“Penso al diciottenne che finisce in carcere – spiega De Nicolo – e, immaginando la condizione di totale disperazione in cui verrebbe a trovarsi, non mi stupirei davanti alla notizia di azioni suicidiarie. Ebbene, credo che, di fronte a simili tenaglie normative, sia necessario chiedersi se l’arresto abbia sempre senso e se agli automatismi imposti dal legislatore non sia più giusto lasciare comunque margini di discrezionalità al giudice”.


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