Cronaca Italia

Orario di lavoro, il tempo tuta si paga 10 mila euro di arretrati a infermieri di Bari

Orario di lavoro, il tempo tuta si paga 10 mila euro di arretrati a infermieri di Bari

Orario di lavoro, il tempo tuta si paga 10 mila euro di arretrati a infermieri di Bari

BARI – Orario di lavoro, sentenza quasi storia del Tribunale di Bari. Deve essere pagato perché rientra nell’orario di lavoro il tempo che un lavoratore impiega a indossare una uniforme e a tornare nei suoi abiti (si diceva civili, ma visto come va in giro vestita la gente non si può).

Sono un bel po’ di soldi. Fate un conto. Si parte da 20 minuti al giorno (10+10) per mettere e togliere la tuta, che non sono stati mai pagati dal 1995 a oggi. Per il giudice fa un totale 185 mila euro, che diviso 13 fa una media di 12 mila e 690 euro a testa.

Grande vittoria del sindacato che annuncia: si tratta di una “causa pilota”. Altre cause seguiranno. Vista la posta in gioco, c’è da scommetterci. La notizia è sui giornali locali di Bari, Gazzetta del Mezzogiorno e Repubblica Bari, il testo è identico, probabilmente è della agenzia Ansa.

Il Tribunale di Bari ha condannato la Asl al pagamento di 165mila euro nei confronti di tredici dipendenti. Il cosiddetto “tempo tuta” è quello necessario ad indossare e togliere la divisa e, stando alla sentenza dei giudici baresi che hanno accolto il ricorso dei lavoratori, rientra nell’orario di lavoro.

Per questo il Tribunale ha dato ragione ai 13 operatori socio sanitari della Asl di Bari, sostenuti in questa battaglia dal sindacato Usppi Puglia, e ha condannato l’azienda a retribuirli del corrispettivo di 20 minuti di lavoro dieci minuti prima e altri dieci dopo il turno, per ogni giorno di servizio effettivo dal 1995 ad oggi, oltre al pagamento delle spese processuali. “Questo tempo non era mai stato retribuito dall’Amministrazione sanitaria” spiegano in una nota il segretario nazionale Usppi Nicola Brescia e il segretario provinciale Gianfranco Virgilio, i quali parlano di “causa pilota” e annunciando che “da questo momento molti altri dipendenti vedranno riconosciuto questo diritto comprensivo del risarcimento retroattivo per gli emolumenti non versati dall’azienda sanitaria, rispetto all’orario effettivamente realizzato”.

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