Cronaca Italia

Orvieto, lo sfogo di una studentessa: “Io come Noemi, vivo un incubo da 4 mesi”

Orvieto, lo sfogo di una studentessa: "Io come Noemi, vivo un incubo da 4 mesi"

Orvieto, lo sfogo di una studentessa: “Io come Noemi, vivo un incubo da 4 mesi”

ORVIETO – “Vivo un incubo da quattro mesi, rivoglio la mia libertà”. E’ il racconto choc di una giovane studentessa che vive in provincia di Terni. Da oltre quattro mesi qualcuno la perseguita al telefono, decine di chiamate anonime ogni giorno. All’altro capo del filo nessuno fiata, solo un inquietante silenzio o strani rumori. La giovane ha sporto denuncia, proprio come aveva fatto la mamma di Noemi Durini, la sedicenne ammazzata dal fidanzato a Specchia (Lecce) per allontanare quel ragazzo violento da sua figlia. Ma ad Orvieto, come a Lecce, ancora nessuno si è mosso.

Raggiunta dall’Agenzia Ansa, la ragazza che ha chiesto di restare anonima, ha raccontato di ricevere quotidianamente chiamate al suo cellulare, sempre cariche di silenzio, interrotto, a volte, da scrosci d’acqua o dal rumore di un motore acceso. “Soltanto in un’occasione – precisa – ho sentito in lontananza le voci di un uomo e una donna che stavano litigando”.

La giovane, appena maggiorenne, si sfoga così: “Ho paura, mi sento in pericolo e privata della mia libertà”. Da fine maggio sta vivendo “un incubo”. E aggiunge: “Non posso continuare a proteggermi, a chiedere di essere accompagnata ogni volta che esco, rivoglio la mia libertà, voglio tornare ad essere padrona della mia vita e quindi chiedo che la giustizia mi aiuti”.

La studentessa racconta questa brutta storia tutta d’un fiato, come a voler fare presto per non riviverla una volta di più. “Non è giusto ciò che mi sta accadendo – dice con rabbia e delusione – ho presentato delle denunce, ma ancora nulla, chiedo ai magistrati di trovare chi mi sta rendendo la vita impossibile, al punto da non poter più restare sola nemmeno in casa mia”.

“Chiediamo di aprire i tabulati telefonici e scoprire chi perseguita mia figlia, prima che possa accadere qualcosa di grave come è successo in questi giorni in Puglia”, interviene la madre della giovane, Che si dice esasperata da “una situazione che ci sta creando delle serie difficoltà”.

Subito dopo le prime telefonate la giovane si è rivolta ai carabinieri di Orvieto. Poi all’avvocato Emilio Festa, che a sua volta “ha presentato una denuncia-querela alla procura della Repubblica di Terni, ma continuo a ricevere ancora chiamate”, ribadisce la giovane.

Esposto che il legale di Orvieto ha depositato a fine luglio. Adesso tutti confidano in una soluzione rapida della vicenda da parte degli organi inquirenti. “Spero che tutto questo finisca presto, non posso andare avanti così, devo fare quello che fanno tutte le ragazze della mia età”, dice la studentessa che frequenta l’ultimo anno delle scuole superiori. Poi ripercorre le tappe che l’hanno portata a vivere “un estate da incubo”.

“Tutto è iniziato – ricorda – una sera di fine maggio, non avevo ancora compiuto 18 anni, mi trovavo al ristorante con i miei genitori quando è squillato il cellulare e sul display è apparsa la scritta sconosciuto. Ho risposto e dall’altra parte solo silenzio, ho pensato che si trattasse di uno stupido scherzo e non gli ho dato peso”.

Ma dopo quella telefonata “sono iniziate a giungere tante altre, fino a sei, sette al giorno, anche di sera, ma mai in piena notte”. Il fatto “più inquietante” accade però circa un mese dopo. “Nella serata tra il 28 e il 29 giugno, giorno del mio compleanno – dice – da mezzanotte a mezzanotte e dieci ho ricevuto ben tre telefonate e questo mi ha fatto pensare che chi mi perseguita potrebbe conoscermi”.

Ipotesi su chi possa essere lo stalker la ragazza e la madre non ne avanzano. “E’ compito della magistratura – sottolinea la donna – risalire al molestatore o alla molestatrice ed è responsabilità dei giudici tutelare mia figlia”. Ma intanto la giovane ribadisce: “Rivoglio la mia libertà”.

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