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Ostia (Roma): Paola Ferri caduta in mare già morta. Indagato fidanzato

OSTIA (ROMA) – Paola Ferri era già morta quando è caduta in mare. La capitaneria di Porto di Ostia (Roma) che sta conducendo le indagini sul caso della donna recuperata a largo in mare, lunedì pomeriggio, non ha dubbi. “Se avesse ingerito acqua – ammettono dagli uffici della caserma di viale Traiano a Fiumicino – il corpo sarebbe andato a fondo e non lo avremmo potuto ritrovare dopo poche ore, ma a distanza di giorni”. C’è un primo punto fermo nell’inchiesta della 48enne deceduta mentre stava facendo un giro in barca con il suo fidanzato Marco S., 15 anni più giovane di lei. Agli atti della Procura, l’uomo è attualmente indagato per omicidio colposo.

Il compagno di Paola, 34 anni, ha raccontato di non essere riuscito a soccorrerla e di aver lanciato l’allarme. L’uomo ha dichiarato che Paola Ferri ha accusato un malore, ha perso i sensi ed è caduta in mare, dove è annegata. Ma perché il fidanzato non l’ha soccorsa? Questa la domanda a cui ora tentano di rispondere gli investigatori che indagano sulla morte della donna, che secondo la versione fornita dal fidanzato sarebbe stata una disgrazia.

Come scrive Mirko Polisano sul Messaggero:

Il pm Carlo Lasperanza ha disposto il provvedimento perché Paola era a bordo senza salvagente, nonostante il compagno fosse a conoscenza che lei non sapesse nuotare. Eppure il giubbotto d’emergenza era a bordo. Perché la donna non lo aveva con sé? Un atto dovuto per gli inquirenti che stanno ricostruendo quelle drammatiche ore partendo proprio dalla versione fornita dal 34enne. La dinamica dei fatti, così come raccontata stando alle dichiarazioni dei verbali, secondo gli investigatori non sarebbe «compatibile» con gli eventi. Un altro colpo di scena che si va ad aggiungere alle altre incongruenze del giallo sulla morte di Paola Ferri. La misteriosa telefonata fatta alle colleghe, la donna vestita dalla testa ai piedi, con le scarpe e senza avere con se nè un telo su cui poggiarsi, nè il costume nonostante le alte temperature.

Poi c’è Marco e la sua testimonianza: il malore, la botta in testa, la caduta in mare. Lui si sarebbe accorto che la sua compagna era finita in acqua, avrebbe chiamato subito i soccorsi e senza spegnere il motore della barca si sarebbe tuffato per salvarla. Il natante ha così preso la sua via di fuga, lasciando l’uomo da solo in mare, mentre della fidanzata si erano già perse le tracce. È su questo punto che si sta concentrando l’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma che adesso dovrà ristabilire i passaggi che mancano. Paola, secondo quanto riferito dalla Capitaneria di Porto, era già deceduta al momento della sua caduta in mare. Una morte, dunque, non causata dall’annegamento anche se l’ultima parola spetta all’autopsia che per volontà dell’autorità giudiziaria sarà completa degli esami tossicologici.


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