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Ovidio Marras, pastore sardo, batte gli hotel a 5 stelle

Marras ha vinto in Corte di Cassazione contro gli hotel a 5 stelle che nomi dell'economia italiana come Caltagirone, Marcegaglia, Benetton e Toti avrebbero voluto costruire a Capo Malfatano, in provincia di Cagliari

TEULADA (CAGLIARI) – Ovidio Marras, pastore, vince contro gli el a cinque stelle firmati Caltagirone, Toti, Marcegaglia e Benetton. Succede in Sardegna, non nella già cementificata Costa Smeralda ma nella più discreta e selvaggia provincia di Cagliari, nel caso specifico a Capo Malfatano, vicino a Tuerredda. Qui, come racconta Nicola Pinna su La Stampa, Ovidio Marras, un pastore di 85 anni, ha vinto la battaglia contro il Golia dei resort, che volevano costruire suite vista mare.

Dopo tanti anni di lotta, a fianco nessun avvocato importante, soltanto l’organizzazione ‘Italia Nostra‘, la Corte di Cassazione ha dato ragione ad Ovidio. E i costruttori dovranno demolire tutto quel che hanno tirato su.

Racconta Pinna su la Stampa:

“Ovidio ne era convinto fin dall’inizio, anche perché ignorava un dettaglio che a sta a cuore agli avvocati: l’iter della giustizia può riservare brutte sorprese. «Se ho ragione è giusto che vinca io questa battaglia. Devo vincerla per forza, anche se quelli hanno molti soldi».

(…) Nella cordata di imprese che dovevano investire qui molti milioni di euro c’erano alcune banche e c’erano nomi grossi dell’economia italiana: Caltagirone, Toti, Marcegaglia e Benetton. L’idea era quella di far crescere su tutta la collina el a cinque stelle con lussuose suite che si affacciano su un mare da incanto: 910 mila metri cubi di cemento, quasi quanto un palazzo di dieci piani. Ma dopo tanti anni di lotta, in tutti i tribunali, il vecchio pastore ha sconfitto i giganti del mattone. Stavolta a dargli ragione è stata la Cassazione: quel progetto non si può fare e le costruzioni già realizzate devono essere abbattute”.

Prima che si arrivasse a questa vittoria del pastore, gli operai avevano già iniziato a costruire i primi el.

“Tutti i contadini della zona hanno venduto le terre a peso d’oro, ma lui non ha mai ceduto. Neanche tentennavo. Irremovibile, ha sempre detto di no. Ma il progetto è andato avanti ugualmente. «Hanno distrutto tutti gli olivastri, ce n’erano più di cento. Poi ne hanno piantato sette o otto ma si sono seccati dopo poco tempo».

Gli operai avevano iniziato a costruire i primi el, ma Ovidio Marras è andato avanti per la sua strada. E alla fine, in terzo grado, anche la Corte di Cassazione gli ha dato ragione, confermando le sentenze precedenti:

i tanti lotti di questo progetto dovevano essere valutate come un progetto unico e non singolarmente, come invece aveva fatto la Regione quando ha firmato le concessioni. «Qui mi avevano preso per scemo, ma io non mi sono arreso. Volevano circondarmi di case, volevamo intrappolarmi nel cemento, forse speravano che me ne andassi. Ma adesso saranno costretti a buttar giù tutto. Non era accettabile che noi dovessimo andar via da qui, da casa nostra, per far posto ai ricchi. Questo posto è di tutti e io lo dovevo difendere».

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