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Ovuli rubati, Severino Antinori a processo per rapina aggravata

MILANO – Andrà a processo per rapina il ginecologo Severino Antinori, accusato di aver prelevato a forza 8 ovuli a una giovane infermiera spagnola per poi reimpiantarli, una volta fecondati, a tre donne già in lista d’attesa.

Per il ginecologo, noto per aver adottato anche metodi ai limiti della legge pur di dare un figlio alle sue pazienti, il dibattimento si aprirà il prossimo 17 novembre dinanzi all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano. Dibattimento che servirà a chiarire se si sia trattato di rapina di ovociti, come contesta la Procura, oppure come sostiene la difesa e i giudici del Riesame di lesioni personali.

“E’ una persecuzione contro di me, un gravissimo errore giudiziario” ha protestato il medico che ha detto di essere trattato “peggio” di Enzo Tortora e ha ribadito che andrà a vivere in Russia.

A deciderlo è stato il gup milanese Anna Magelli al termine dell’udienza preliminare nella quale Antinori originariamente era imputato assieme alle due segretarie, Marilena Muzzolini e Bruna Balduzzi, all’anestesista che lavorava alla clinica Matris, Antonino Marcianò, e a Gianni Carabetta, con il quale risponde di un episodio di presunta estorsione nei confronti di una donna che si era sottoposta alla fecondazione assistita.

Per i quattro il giudice, dopo aver accolto le richieste dei loro legali e stralciato la loro posizione, ha rinviato il procedimento al prossimo 12 settembre, mentre, su istanza degli avvocati Carlo Taormina e Tommaso Pietrocarlo, per il medico è andata avanti. Il ginecologo, prima della discussione delle parti e il suo rinvio a giudizio, ha reso interrogatorio e, dalle grida che si sono sentite nel corridoio al settimo piano del Palazzo di giustizia milanese, pare che i toni fossero parecchio accesi.

Toni che, oltre a preannunciare un processo con colpi di scena e polemiche, sono stati usati contro il pm Maura Ripamonti, titolare delle indagini, e contro la giovane spagnola che l’ha denunciato e ha fatto partire l’inchiesta che lo ha portato, lo scorso 13 maggio, agli arresti domiciliari.

Davanti ai giornalisti, ai quali si è presentato alternando il francese all’italiano, oltre ad affermare che è stato “un complotto per punire migliaia di coppie”, ha parlato di “fumose dichiarazioni” di “una donna di malaffare” che “non è spagnola, ma una marocchina dei peggiori sobborghi di Casablanca”. Una donna che si spacciava per infermiera ma che in realtà “faceva altri mestieri”.

Frasi taglienti anche per il pubblico ministero: “Ho grande fiducia nella magistratura – ha spiegato – Purtroppo sono incappato in un magistrato che non ha valutato le prove” e che, a suo dire, dovrebbe “stare più attenta”, perché contestandogli il reato di rapina aggravata degli ovuli si è resa protagonista di una “bugia palese”. E quando poi, suo malgrado, è stato mandato alla sbarra, rivolgendosi sempre al pm, non è riuscito a trattenersi: “Se lei ha un minimo di coscienza non dormirà la notte. Ci pensi, ci pensi…”.

Poi, non senza alzare la voce, il ginecologo ha fatto ritorno a Sabaudia (Latina), il luogo di villeggiatura dove ha una casa e dove, da questa sera, dovrà risiedere per via del provvedimento con cui il gup Magelli ha disposto l’obbligo di dimora revocandogli gli arresti domiciliari nel suo appartamento romano. Tra quattro mesi il secondo round davanti al Tribunale con il medico, sotto inchiesta anche per un presunto traffico di gameti, accusato di rapina di ovociti e del cellulare della ragazza, sequestro di persona, lesioni ed estorsione.