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Padova, crolla il pavimento di Rianimazione: chiuso il reparto da 6 milioni

PADOVA – Dopo nemmeno sette anni dall’inaugurazione, dopo una ristrutturazione costata tre milioni e 200mila euro di opere edile e tre milioni e mezzo di macchinari, crolla il pavimento del reparto di Rianimazione centrale dell’Azienda ospedaliera di Padova, considerata un gioiello in fatto di tecnologie e modernità, all’avanguardia in ambito sanitario.

Il pavimento, spiega Federica Cappellato sul Gazzettino, ha ceduto sotto il peso dei letti, 200 chili quelli base, 500 chili quelli destinati ad accogliere i pazienti ustionati, che devono stare sdraiati su una sorta di vasca riempita di sabbia in grado di farli ondeggiare, contrastando la durezza del materasso.

L’intero reparto da 1.700 metri quadrati, pronto ad accogliere 18 letti del valore di 70mila euro ciascuno, è stato completamente evacuato, tutti i pazienti sono stati trasferiti e le attrezzature e i macchinari spostati.

Dopo lo sgombero sono iniziati i lavori per sostituire il pavimento. Il reparto era stato inaugurato nel 2009 dall’allora presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. I cantieri proseguiranno fino alla fine di agosto, per permettere il ritorno all’operatività a settembre.

Ricorda Federica Cappellato sul Gazzettino:

Qui ogni anno vengono accolti 900 malati, sottoposti a trapianti e interventi di particolare complessità chirurgica, traumatizzati della strada o del lavoro, grandi ustionati, pazienti affetti dalle patologie più gravi trattate all’interno dell’Ospedale di Padova. Degenza media 7 giorni, tasso di sopravvivenza del 90%, staff di una quarantina di medici e una cinquantina tra infermieri e tecnici, tutti impegnati per dare il massimo in una lotta contro il tempo. Insomma una Rianimazione al top a livello regionale che però ha dovuto, oltre al pavimento inadeguato, ingoiare anche un altro boccone amaro: quattro dei diciotto letti sono chiusi da un anno per mancanza di personale infermieristico. Quasi 300 mila euro di investimento lasciati in stand-by, concentrando l’attività sugli altri quattordici letti, alcuni accolti in stanze singole per garantire l’isolamento, altri uno a fianco all’altro in un open space.

«Si attende che la situazione si sblocchi, il personale addetto all’assistenza – spiega Giancarlo Gò della Cgil funzione pubblica di Padova – è troppo poco per consentirne la piena operatività. Per attivare i letti mancanti, ad altissimo contenuto tecnologico, servirebbe un’iniezione di infermieri e operatori socio-sanitari, speriamo che le annunciate assunzioni possano colmare questa importante lacuna e dare un’offerta completa. Auspichiamo insomma che la direzione trovi il personale per fare il turno aggiuntivo, altrimenti dopo l’estate avremo ancora 14 letti a regime, su 18».


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