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Padova, macchinari per costruire missili in Iran: 6 arresti

MILANO – Inviavano macchinari e materiali per la costruzione di missili in Iran. Per questo motivo la mattina del 4 marzo sono 6 le persone arrestate dalla Guardia di Finanza a Padova, Torino e Firenze. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nell’ambito di un’inchiesta riguardante operazioni di mediazione finalizzate all’approvvigionamento di materiali “dual use” potenzialmente impiegabili nel settore bellico. Gli arrestai sono 5 iraniani e un italiano, di cui due arrestati a Padova.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto antiterrorismo Maurizio Romanelli e dal pm Adriano SCudieri, riguarda l’acquisto e l’esportazione verso l’Iran di macchinari per la fabbricazione di tubi in acciaio da utilizzare come potenziale materiale missilistico e di apparecchiature idonee, se modificate, a creare una rete a banda larga per scopi militari, e anche di motori e componenti di aerei ed elicotteri.

Delle 6 ordinanze eseguite dai militari della Guardia di Finanza tre sono in carcere, due agli arresti domiciliari e l’ultima è un obbligo di dimora. I reati contestati sono di associazione per delinquere, violazione delle disposizioni comunitarie inerenti le misure restrittive nei confronti dell’Iran e della normativa sul controllo dell’esportazione, importazione e transito di materiale di armamento. Le accuse sono aggravate dalla transnazionalità. Gli investigatori ritengono di aver individuato l’intera rete del traffico, ricostruendo i canali nazionali ed internazionali dell’approvvigionamento finanziario, della movimentazione, stoccaggio e spedizione di beni e delle tecnologie.

L’indagine riguarda operazioni di esportazione di materiali ‘dual use’, ovvero materiali leciti ma che, debitamente modificati, possono avere applicazione in teatri di guerra. L’iraniano e l’italiano bloccati a Padova sono indagati per associazione a delinquere e violazione delle norme sull’esportazione di materiali ‘dual use’, per aver tentato di vendere in Iran una “base station”, ovvero un box delle dimensioni di un pc che modificato può garantire comunicazioni schermate a banda larga, e un macchinario per modificare tubi di acciaio; quest’ultimo può avere un potenziale uso in un scenario bellico per la modifica di missili. I materiali erano nella diretta disponibilità dei due, ed erano stati acquistati in passato da società italiane e tedesche.