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Padre Pio, sms di un frate a una donna convento: “Vorrei essere un neo…”

SAN GIOVANNI ROTONDO –  “Vorrei essere un neo per trovarmi nei posti più insensati”. E’ choc a San Giovanni Rotondo per i presunti abusi avvenuti tra le mura del convento di Padre Pio. A denunciarli è stata una donna che lavorava nel monastero e che a sostegno delle accuse rivolte ai frati ha prodotto centinaia di telefonate registrate ed sms a luci rosse. Il settimanale l’Espresso, in edicola venerdì 10 giugno, ne pubblica alcuni. In uno dei più “poetici”, di cui il settimanale ha preso visione, si legge:

“Vorrei essere un neo per trovarmi nei posti più insensati, vorrei essere una crema di bellezza, per massaggiarti, vorrei essere un indumento per stare sempre addosso a te, ma ora vivo solo nell’immaginario e per questo mi accontento!”

Forse a ispirare il frate era stato il principe Carlo d’Inghilterra, che alla sua allora amante Lady Camilla scriveva: “Vorrei essere un tampax”.

E ancora:

“Anna vorrei leccarti (…) per me non è un problema la notte mi (…) pensando la tua (…)”.

La vicenda era già balzata agli onori delle cronache a marzo dello scorso anno, quando la donna si rivolse alla trasmissione Le Iene, per denunciare le ritorsioni subite dopo aver denunciato le presunte molestie di un frate e di un collega laico. Stando al racconto della donna, avrebbero abusato di lei tra il 2010 e il 2012. Accuse respinte con forza dai frati cappuccini che le hanno liquidate come “deliranti, diffamatorie e calunniose”. Fatto sta che nel 2013 la donna è stata licenziata.

L’Espresso fa riferimento a “centinaia di conversazioni telefoniche registrate”, oltre ad sms a luci rosse, che la presunta vittima degli abusi – che oggi ha 40 anni – ha consegnato ai magistrati a sostegno della veridicità dei fatti denunciati. Sempre secondo il settimanale le accuse della donna sarebbero state “confermate davanti agli investigatori anche da tre frati che hanno vissuto, in periodi diversi, nel convento di San Giovanni Rotondo”, ma che per questo sarebbero stati “puniti” dai superiori con provvedimenti disciplinari e trasferiti. 

Per il laico, scrive l’Espresso, accusato di molestie e violenza , “c’è già un processo che si svolge davanti ai giudici del tribunale di Foggia”: la donna si è costituita parte civile. Per i frati, invece, “è stato aperto un fascicolo dopo oltre ventiquattro mesi dalla denuncia e in questo caso i pm di Foggia non hanno contestato alcun reato di abuso , ma solo maltrattamenti sul luogo di lavoro. Le molestie denunciate non sono state prese in considerazione”.

La procura di Foggia ha chiesto l’archiviazione per il reato di maltrattamenti contestato ai frati, “perché la notizia di reato è infondata” ma la presunta vittima si è opposta: sarà ora il gip a decidere.