Blitz quotidiano
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Pagane, sacerdotesse druide, streghe buone: in Italia 3.000

ROMA – Pagane, cioè dedite a culti che nulla hanno a che fare con le dominanti religioni monoteistiche.

Sacerdotesse druidiche, perché tale appaiono il riferimento culturale e anche la coreografia dei culti praticati (le lunghe vesti bianche, il cerchio dei fedeli che si tiene per mano, le candele accese, la scena del rito sempre in un contesto naturale tipo laghi, boschi…).

Streghe buone perché non rifiutano la definizione. Rifiutano invece con chiarezza qualunque rapporto e affinità con la cosiddetta “magia nera” (ammesso e non concesso che esista davvero). E rifiutano anche l’accezione il significato che al termine “streghe” fu dato in epoca e suggestione femminista, cioè quello dell’alterità eversiva rispetto al mondo maschile.

Sono pagane, sacerdotesse di culti e liturgie simil druidiche, streghe buone, l’incredibile è che in Italia se ne contino, ad un appena accennato censimento, ben tremila.

Sono state per così dire censite da una inchiesta del Corriere della Sera a firma Maria Serafini. Nel suo viaggio la giornalista incontra e racconta. Incontra Valentina Ferraccioli e Chiara Comani e Ilenia Vitali…Insomma incontra e racconta di donne che non nascondono la loro identità. Persone in carne e ossa, impiegate, in cassa integrazione, giovani, con un lavoro, disoccupate. Persone, donne, che non si nascondono, anzi.

Rivendicano chi l’adesione (la fede?) in Wicca (organizzazione, chiesa, culto, religione…?) che negli Usa conta 340 mila seguaci, chi la devozione alla dea Brigit (una sorta di primigenia grande madre terra), chi un panteismo più molecolare che potrebbe essere identificato in una religione della Natura con qualche somiglianza con il sopravvissuto animismo ancora riscontrabile in alcune zone dell’Africa e dell’Asia.

Queste donne raccontano di potere, grazie alle pratiche di culto, “estrarre l’energia negativa dai corpi altrui”. Oppure di essere in grado di assolvere al bisogno di “accompagnare le anime nei primi passi dell’al di là”. O ancora di ristabilire l’equilibrio tra la terra che dà e gli uomini che prendono, ma solo se i riti si compiono. Non temono di essere chiamate e confuse con le streghe cattive, il loro Pentacolo, assicurano, è agli antipodi graficamente e concettualmente di quello maligno.

Credono, mostrano di credere davvero a quel che dicono, ad una o più religioni fatte di risonanze psicologiche e psichiche con entità naturali. Di queste religioni si sentono orgogliosamente le sacerdotesse. In Italia 2016 se ne contano, se ne vedono già in superficie almeno tremila. Dio come siamo lontani dal regno della dea ragione.