Blitz quotidiano
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Pagella dei figli solo in tedesco, il padre fa causa

Pagella solo in tedesco: padre separato padovano non riesce ad ottenere la traduzione dalla scuola di Bolzano dove la ex ha iscritto i suoi figli

PADOVA – Pagella dei figli solo in tedesco, il padre fa causa. Dirigente della sanità veneta non può leggere giudizi e voti scolastici dei figli che la moglie da cui si è separato – male – ha iscritto la bambina alla scuola materna di lingua tedesca e il maschietto alle elementari tedesche di Bolzano dove la pagella è redatta rigorosamente in lingua tedesca. Il padre ha quindi deciso di rivolgersi a un tribunale visto che l’istituto scolastico, piuttosto che venirgli incontro ha risposto seccamente che una traduzione l’avrebbe fatta solo su ordine del giudice.

La vicenda si inserisce in un contesto familiare minato dalla separazione dei genitori che si trascina. Nell’ambito del processo di separazione la madre era giunta ad accusare il marito di aver abusato della figlia di 5 anni. Un’accusa gravissima che i magistrati, dopo mesi di intercettazioni ambientali anche degli incontri padre-figli, hanno ritenuto infondata scagionandolo e archiviando l’inchiesta per molestie.

Ora – lui vive a Padova – è da settembre 2014 che non ha notizie ufficiali sull’andamento scolastico dei figli a Bolzano, che non riceve come ogni genitore del mondo una pagella da firmare . Lino Lava su Il Gazzettino dà conto della mancata collaborazione della scuola che si nasconde dietro le procedure burocratiche.

La spiegazione dei funzionari della Provincia è stata prettamente burocratica. «Siccome il modulo di iscrizione scolastica era redatto nella lingua madre della scuola – hanno comunicato al medico -, quest’ultima ha l’obbligo di rispondere in tale lingua». E ancora: «La traduzione delle comunicazioni scolastiche nell’altra lingua della provincia (l’italiano, ndr) comporterebbe un notevole dispendio amministrativo e ulteriori costi». Ora il padre chiede ai giudici di ordinare la traduzione: «Siamo in Italia e devo poter essere messo in condizione di esercitare i miei diritti», sottolinea. (Lino Lava, Il Gazzettino)