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Palermo, poliziotti arrestati. Pm: inventarono sparatoria allo Zen per avere un premio

PALERMO – Due poliziotti sono stati arrestati a Palermo: sono accusati di essersi inventati una sparatoria per avere un premio. Si tratta dell’ispettore Francesco Elia (56 anni) e dell’assistente capo Alessandra Salamone (49 anni), all’epoca dei fatti in servizio all’armeria della Caserma Lungaro.

Scagionato il giovane rom che si era fatto 50 giorni di carcere con l’accusa di aver sparato a due agenti di polizia: tentato omicidio, resistenza e ricettazione. La messinscena risale al 16 marzo 2015, “ambientata” in un difficile quartiere palermitano: lo Zen 2. Alle 18:24 la radio della polizia rilancia le urla di un agente: “Stiamo inseguendo una Hyundai Atos allo Zen 2, ci stanno sparando”.

L’auto, effettivamente in fuga, è guidata da un ventiduenne rom, Luca Malincovich. Il quale pensa che le volanti lo stiano inseguendo perché aveva appena rubato una macchina. Riporta Salvo Palazzolo su Repubblica Palermo:

Sono pesanti le accuse che vengono contestate dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Maurizio Bonaccorso: calunnia, simulazione di reato, falso, procurato allarme, danneggiamento. Il gip Maria Pino non ha avuto dubbi sulla ricostruzione. […]

Eppure, i segni di una sparatoria sembravano esserci tutti. Una ferita di striscio sul braccio dell’ispettore Elia, un proiettile conficcato sul cofano dell’auto della polizia. Ma sin dall’inizio di tutta questa storia qualche dubbio era sorto al questore Guido Longo. Gli investigatori del commissariato San Lorenzo hanno analizzato le immagini della telecamera sistemata nel parcheggio del centro commerciale “Conca d’oro”, che riprende un tratto di strada fra via Scordia e via San Nicola. E la verità è cominciata ad emergere: alle 18.15, si vede l’auto della polizia che procede ad andatura regolare, e davanti non c’è alcuna Atos che scappa.

Da quel punto, ci vogliono trenta secondi per arrivare all’angolo fra via San Nicola e via Rocky Marciano, dove scatta l’allarme via radio. Trenta secondi. E, invece, la comunicazione radio è rimasta registrata nel server della sala operativa alle 18.24. È quel buco di nove minuti ad aver portato ai domiciliari i due poliziotti. La Scientifica ha aggiunto dettagli importanti: il colpo sul cofano della volante sarebbe stato sparato da cinque metri, e non da quaranta, come invece aveva raccontato l’ispettore. Le indagini della squadra mobile, diretta da Rodolfo Ruperti, hanno completato il quadro. Nei mesi scorsi, Elia ha presentato un’istanza al ministero dell’Interno: chiedeva di essere riconosciuto “vittima del dovere”, chiedeva anche un “equo indennizzo” per “causa di servizio”. Una brutta storia.