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Palmina Martinelli caso riaperto: bruciata viva 35 anni fa

BARI – Palmina Martinelli caso riaperto: bruciata viva 35 anni fa. Un nuovo tassello alla narrazione processuale della lunga e tribolata vicenda di Palmina Martinelli era già stato posto dalla Procura di Brindisi che nel 2012 aveva avviato nuove indagini e tre anni dopo aveva concluso che fosse “ragionevole” ritenere che la quattordicenne, arsa viva dal fuoco nel 1981 a Fasano (Brindisi), fosse stata uccisa e non si fosse suicidata.

Ora è la Corte di Cassazione a riaprire uno spiraglio, accogliendo una questione di competenza territoriale sollevata da Stefano Chiriatti, l’avvocato che assiste Giacomina, la sorella della ragazzina che sarebbe stata assassinata perché non voleva prostituirsi. Gli ermellini hanno annullato senza rinvio il decreto di archiviazione del Tribunale di Brindisi e trasmesso gli atti ai pm di Bari perché si scavi ancora: secondo il vecchio Codice Penale in vigore fino al 1989, infatti, la competenza veniva stabilita sulla base del luogo della morte e non del posto in cui era stato compiuto il reato. Il cuore di Palmina cessò di battere al Policlinico del capoluogo pugliese.

Tutto il lavoro già compiuto dai pm brindisini che hanno chiesto l’archiviazione sul principio del “ne bis in idem” (mai imputati due volte per lo stesso fatto) confluirà in un nuovo fascicolo. Resta comunque un dato insuperabile: nel 1989 la Cassazione con una sentenza che riconosceva l’insussistenza del fatto confermò i verdetti di assoluzione dei due imputati che in primo e secondo grado erano stati emessi con formula dubitativa. I due non potranno mai più essere giudicati per il delitto. Solo eventuali complici potranno essere mandati a processo. Nel frattempo c’è comunque chi non si è mai arreso.

Tra questi, oltre a Giacomina, Nicola Magrone, il pm che all’epoca dei fatti indagò sulla vicenda, sostenne l’accusa e che oggi è sindaco di Modugno (Bari), cittadina che sta per intitolare una piazza all’adolescente coraggiosa che in punto di morte fece i nomi dei suoi presunti assassini. “Entrano Giovanni ed Enrico e mi fanno scrivere che mi ero litigata con mia cognata. Poi mi chiudono nel bagno, mi tappano gli occhi, mi mettono lo spirito e mi infiammano”, disse la ragazzina a Magrone dal suo letto d’ospedale. “Sono ancora fiducioso che Palmina ottenga giustizia. E’ una battaglia di civiltà”, spiega Magrone.

Nel 2012 il nuovo esposto della sorella, la consulenza medico legale e la perizia grafologica che accertarono che Palmina si coprì gli occhi con entrambe le mani mentre qualcuno appiccava il fuoco: non volle guardare, ma soprattutto non poté fare tutto da sola. Poi il contenuto del biglietto d’addio ai famigliari, i riscontri sulle due grafie, la “prova” di una manipolazione. .


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