Blitz quotidiano
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Paola Cirio: “Vado a morire in Svizzera”. 10mila € e addio

Paola Cirio: "Mi hanno detto che per morire ci vogliono cinque minuti e diecimila euro". Un video per comunicare la sua scelta, la dolce morte in Svizzera

ROMA – Paola Cirio ha prenotato in una clinica svizzera la sua “dolce morte”: a 53 anni, le gambe paralizzate dalla sclerosi multipla, si è rivolta a un centro Exit di Torino, ha inviato a Ginevra le cartelle cliniche che attestano dal 2002 la diagnosi di una malattia che finirà per bloccare ogni suo muscolo. Allegato un assegno di 10mila euro.

Paola Cirio ha deciso che non vuole più soffrire e lo ha voluto comunicare pubblicamente attraverso un video perché ritiene importante che anche chi non ha i mezzi economici per scegliere di morire con dignità abbia un’opportunità che l’Italia vieta.

A marzo inizierà in Parlamento un altro capitolo sul tema sensibile dei diritti individuali in  contrasto con una presunta morale unica: in Senato ci sarà anche lei, accanto a SOS Eutanasia che si batte per rendere legale il suicidio assistito o perlomeno fare qualche passo in avanti sui temi del fine vita, testamento biologico compreso. Andrea Malaguti su La Stampa ne raccoglie la lucida testimonianza.

Mi hanno detto che per morire ci vogliono cinque minuti e diecimila euro. Ti danno un gastroprotettore. E subito dopo un bicchiere di veleno, una sostanza di cui non ricordo il nome. A quel punto te ne vai. Senza sentire dolore. Mi hanno anche raccontato di un uomo che prima di spegnersi ha cominciato a russare.
Come se, finalmente, stesse dormendo sereno. E’ questo il suicidio assistito. E’ così che conto di finire la mia vita. In Svizzera. E’ già tutto predisposto, ho avuto la luce verde […] Non ho paura. E so che, anche se non mi ridaranno i soldi, posso tornare indietro fino all’ultimo istante. Ho un’opportunità in più […]

Mi hanno fatto capire che andando in Svizzera potevo decidere da sola. Ho detto: bene, lo faccio, perché ho pensato che quando la malattia mi paralizzerà non avrò neanche la forza di buttarmi dalla finestra. Ci ho pensato al suicidio, sa? Due volte. Un giorno avevo deciso di lanciarmi dal terrazzo di un mio amico che abita al nono piano. Non ho avuto il coraggio. E ho anche pensato che gli avrei creato un sacco di problemi. Un’altra volta ho immaginato di lasciarmi cadere sotto un treno. Ma anche in quel caso ha vinto la paura. (Paola Cirio intervistata da Andrea Malaguti per la Stampa)

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