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Paola Ferri morta durante gita ad Ostia per malore, giallo risolto: aveva una malformazione cardiaca

ROMA – Paola Ferri è morta per un malore lo scorso 6 giugno mentre era in gita in barca a Ostia con il compagno Marco Sorgi. Dopo i sospetti riversati sull’uomo, che aveva portato la compagna a fare una gita romantica al largo del Lido di Ostia, a Roma, è stato completamente scagionato. Paola soffriva infatti di una malformazione cardiaca congenita, che avrebbe potuto manifestarsi in qualsiasi momento, e le ha provocato il malore fatale proprio in quel pomeriggio del 6 giugno.

Michela Allegri su Il Messaggero scrive che il pubblico ministero della Procura di Roma ha archiviato il caso dopo aver esaminato gli esami istologici e l’esame autoptico dell’estetista di 48 anni. L’esame infatti ha chiarito che Paola Ferri è morta per un malore dovuto ad una malattia non diagnosticabile, che le ha provocato la caduta e l’annegamento in mare:

“La posizione di Sorgi, quindi, verrà archiviata a breve. L’uomo, difeso dall’avvocato Pasquale Neri, ha sempre raccontato agli inquirenti che la compagna si era sentita male ed era finita in mare. La sua versione aveva suscitato qualche dubbio negli inquirenti, proprio perché era difficile capire le dinamiche dell’incidente: non era chiaro se la donna fosse deceduta prima o dopo la caduta in acqua. Ora, però, la consulenza medico legale scagiona completamente l’indagato”.

Tutto inizia lo scorso 6 giugno quando Sorgi, 37 anni, affitta una imbarcazione per fare una sorpresa alla compagna Paola e portarla in mare per una gira romantica, quando alle 15,30 l’uomo lancia un sos alla Guardia Costiera:

“racconta che la donna si è sentita male ed è caduta dalla barca. Il cadavere della Ferri viene recuperato in poco tempo e il trentasettenne viene interrogato. La sua versione non sembra convincere: il malore improvviso sembra poco plausibile. Paola non soffriva di particolari patologie, eccezion fatta per la pressione bassa. Non sapeva nuotare, ma nonostante questo non avrebbe indossato il salvagente. Lui, invece, anni fa ha lavorato anche come bagnino. Il trentasettenne dice di non essersi tuffato immediatamente per salvare la compagna perché non si era accorto che fosse caduta”.

Subito i sospetti, per la ricostruzione dei fatti e il presunto temporeggiare di Sorgi, si sono concentrati sull’uomo, a cui è stato contestato l’omicidio colposo per negligenza o imprudenza:

“In attesa dei riscontri autoptici, Sorgi viene indagato. Ora, è arrivata la prova definitiva che lo scagiona. Ha detto la verità fin dal principio, ribadendola anche in un lungo post pubblicato su Facebook pochi giorni dopo la tragedia. «A tutti quelli che hanno provato a insinuare dubbi sul nostro amore – ha scritto – volevo dirvi di inginocchiarvi ad allacciare la scarpe a mia moglie perché quello è il vostro posto. Lei era un gigante n’petto a voi. Sono io il primo a voler scoprire la verità: ero al timone quando la mia compagna ha accusato un malore ed è caduta in acqua. Purtroppo io e Paola eravamo soli in barca»”.


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