Cronaca Italia

Paolo Villaggio, e Fantozzi alla fine non si batté il petto. Funerali laici

Paolo Villaggio, e Fantozzi alla fine non si batté il petto

Paolo Villaggio, e Fantozzi alla fine non si batté il petto (foto Ansa)

ROMA –Paolo Villaggio, e Fantozzi alla fine non si batté il petto. “Se devo avere un funerale in chiesa, lo voglio a San Pietro!”. Come Fantozzi che in un intervento liberatorio dichiarò che “la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”, ribellandosi per una volta ai suoi superiori, così la faccia vera del ragioniere, vale a dire quel grandissimo che era Paolo Villaggio, ha risposto con una risata a quella che sarebbe stata un’ipocrisia pazzesca. Niente funerali in Chiesa per lui – il paradosso non va confuso con il desiderio – ma una cerimonia laica, alla Casa del Cinema. Niente battersi il petto di fronte ai superiori, neanche di fronte al “super mega galattico” per antonomasia.

In Italia non è un fatto così scontato decidere di non volere il funerale in Chiesa. Primo per un aspetto pratico: tutti gli umani hanno bisogno di riti, e un rito alternativo a quello cattolico non è nel nostro Paese né codificato né facilmente organizzabile. E’ vero che nel caso di personaggi pubblici il tutto diventa più semplice e il rito può prescindere da preti, suore e incensi: la folla fa da platea e gli oratori in grado di sostituire un officiante religioso sono a portata di mano.

Ma c’è anche un’altra ragione per cui optare per una cerimonia laica è tutt’altro che scontato, ed è quella ragione per cui persone che nulla sembrerebbero avere a che fare con la Chiesa scelgono il prete e l’altare per il loro addio. Ragione che si chiama in qualche caso paura mista a dubbio, che di fronte alla morte fa se non credere almeno sperare in un qualcosa d’altro per il dopo, e in qualche altro caso conformismo misto ad ipocrisia.

Il Fantozzi ragionier Ugo che ha fatto ridere gli italiani, prendendoli in giro senza che neanche se ne accorgessero, era e sempre sarà dichiaratamente “inferiore”. Da uomo pavido, da perdente, da ingranaggio del sistema avrebbe ed ha scelto nei suoi film il funerale in chiesa perché altrimenti non avrebbe potuto fare. I suoi ‘no’, i suoi opporsi all’ordine e ai temutissimi superiori, dal Megadirettore in giù, si contano sulla punta delle dita e memorabile resta la figura dell’impiegato comunista e sindacalista osteggiato ed emarginato dai colleghi. Ma Paolo Villaggio non era Ugo Fantozzi, e lo stesso attore genovese ha tenuto più volte a rimarcare questa distanza.

I ‘no’ di Villaggio sono stati molti di più, quasi una costante. E anche le parole dei figli che lo descrivono come “un padre non facile” lasciano intravedere un uomo complesso, con ovviamente anche i suoi difetti, ma certo non prono nei confronti della vita. E non prono di fronte alle cose che si fanno perché ‘sta bene’. “Se devo avere un funerale in chiesa, lo voglio a San Pietro” rispondeva Paolo Villaggio a chi gli parlava della morte. Un’affermazione che non era chiaramente un desiderio, ma un paradosso. I funerali in San Pietro sono riservati ai Papi. Voleva invece una cerimonia laica l’uomo Villaggio. Quella che avrà, coerente con quella che è stata la sua vita e la sua immensa ironia. La camera ardente sarà allestita domani (mercoledì 5 luglio) nella sala della Protomoteca in Campidoglio, dalle ore 9.30 fino alle ore 16.30. Alle 18.30 sarà il “Teatro all’aperto – Ettore Scola” alla Casa del Cinema ad ospitare un saluto all’attore. In serata, sempre alla Casa del Cinema, alle 21.30 sarà proiettato Fantozzi di Luciano Salce (1976), preceduto da una testimonianza filmata di Paolo Villaggio.

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