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Papa Francesco: “Migranti da accogliere e integrare. Ma serve prudenza”

ROMA – Accoglierli, integrarli, ma con prudenza. Papa Francesco sul volo di ritorno dal suo viaggio in Svezia torna su uno dei temi a lui più cari, quello dell’emergenza rifugiati.

“Non dobbiamo spaventarci per i migranti perché l’Europa è stata fatta da una continua integrazione di culture”. “Se la Svezia ha perso la sua capacità di accoglienza” non è “per egoismo”, e serve “prudenza” nella accoglienza, per poter dare “casa, lavoro, cultura” a tutti. “Non si può chiudere il cuore a un rifugiato”, se si chiude, “alla lunga si paga, si paga politicamente”.

“Il più cattivo consigliere per i paesi che tendono a chiudere le frontiere è la paura, e il miglior consigliere è la prudenza”. Sollecitato da una giornalista svedese, nel volo che lo riporta a Roma dopo le celebrazioni dei 500 ani della Riforma di Lutero, papa Francesco è tornato sulla necessità di accogliere i migranti, cosa per cui ieri a Malmo aveva detto “grazie ai governi dei paesi che accolgono”. E ha spiegato il suo pensiero anche in relazione alla Svezia, paese che con Austria, Norvegia e Danimarca aveva da mesi sospeso la libera circolazione, che, ha deciso nei giorni scorsi la commissione europea, non verrà ripristinata entro la fine dell’anno, e slitta a chissà quando.

Papa Francesco ha fatto della questione dei migranti una delle sue priorità, già dal primo viaggio a Lampedusa nel 2013, e ha riservato per sé la “delega” per i migranti del nuovo dicastero che ha costituito, per la giustizia e lo sviluppo umano integrale. In queste settimane in cui l’Unione europea stenta a trovare una linea comune e le difficoltà dei vari paesi si coniugano con paure vecchie e nuove, producono divisioni e allontanano le soluzioni, il Papa si è messo nei panni degli svedesi, per capire quali sono le loro difficoltà ad accogliere, per cui da Paese molto aperto – che dalla rivoluzione industriale fino ai giorni nostri accoglie e integra molti immigrati, tra cui quasi tutti i cattolici che ci vivono – si trovi ad aver bloccato le frontiere.

“Prima di tutto io come argentino e sudamericano – ha esordito – ringrazio tanto la Svezia per questa accoglienza, perché tanti argentini, cileni, uruguaiani, al tempo delle dittature militari sono stati accolti nella Svezia che ha una lunga tradizione di accoglienza, ma – ha aggiunto – non può soltanto ricevere ma integrare, cercare subito casa, scuola, lavoro, integrare in un popolo”. Ha ricordato che su circa nove milioni di svedesi, “850mila sarebbero nuovi svedesi, cioè migranti o rifugiati o loro figli”. Ricordata la distinzione tra migrante e profugo che vive una situazione “terribile, angosciante” e ha bisogno di “più cura”, papa Bergoglio ha sottolineato che “anche in questo la Svezia ha sempre dato un esempio nel sistemare, nel fare imparare la lingua, anche integrare nella cultura”.

“Della integrazione delle culture – ha rimarcato – non dobbiamo spaventarci perché l’Europa è stata fatta con una continua integrazione di culture. Questo – ha proseguito – non lo dico in modo offensivo, no, no, no, lo dico come una curiosità: il fatto che la lingua islandese di oggi possa leggere i loro classici di mille anni senza difficoltà significa che un paese chiuso” non si rinnova.

“L’Europa – ha ricordato papa Francesco – si è fatta di migrazioni”, “credo che in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a ricevere ma anche fare il calcolo di come poter sistemarli, perché non solo a un rifugiato lo si deve ricevere, ma lo si deve integrare e se un paese ha una capacità carente, diciamo così di integrazione, faccia fino a questo, altro di più, altro di più, ma sempre il cuore aperto: non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga, si paga politicamente come anche si può pagare politicamente una imprudenza nei calcoli, ricevere più di quelli che si possono integrare”. Quale un migrante o rifugiato non è integrato, c’è il pericolo che “si ghettizza, entra nel ghetto, è una cultura che non si sviluppa in rapporto con l’altra cultura…”. “Non credo che se la Svezia diminuisce la sua capacità accoglienza lo faccia per egoismo”, e “tanti guardano alla Svezia perché ne conoscono l’accoglienza”.