Blitz quotidiano
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Parco giochi vietato se papà e mamma non pagano Tari e Tasi

Succede a San Germano, piccolo paese in provincia di Vercelli. Qui il sindaco Michela Rosetta, Lega Nord, ha vietato l'accesso ai servizi comunali, mensa compresa, ai figli di chi non paga le imposte

VERCELLI – Parco giochi vietato ai figli di chi non paga Tari e Tasi. Così come la mensa scolastica e gli impianti sportivi del Comune. Succede a San Germano, paesino in provincia di Vercelli. Così ha deciso il sindaco, Michela Rosetta, Lega Nord. 

“Le imposte servono a finanziare i servizi, ha spiegato Rosetta a Samuel Moretti e Valentina Roberto de La Stampa, e chi non le paga non ne ha diritto”.

Così alle famiglie che non pagano niente più sacchetti gratis per i rifiuti, mensa scolastica e parco giochi per i figli e accesso al teatro comunale, in un Comune che ha un buco di bilancio da centomila euro.

Solo che il paese è piccolo e tutti sanno chi sono quelli che non pagano. Sono 180 i nomi e cognomi inseriti nella lista “anti-furbetti” seguita dal consigliere Giorgio Carando, che alla Stampa ha spiegato:

“Abbiamo mediato con molte famiglie in difficoltà dilazionando gli arretrati, ma chi non è in un programma di rientro rinuncerà ai servizi finché non si accorderà con l’amministrazione”.

Solo che, come sottolineano Moretti e Roberto sulla Stampa, un conto è controllare chi è in regola con le imposte, un altro conto è non dare da mangiare ad un bambino in mensa o farlo scendere dallo scivolo. E dal momento che tra le famiglie non paganti a cui è stato interdetto il parco ce ne sono diverse di origine marocchina, la vicenda finisce per trascendere.

“Non è giusto far ricadere le responsabilità dei grandi sui bambini, che ora sanno di non essere ben accetti”, attacca il presidente dell’associazione culturale musulmana Al Aman, Aity Ahmed, che ha chiesto al sindaco un incontro per chiarire. Si vedranno lunedì 1 febbraio. Anche se la sindaca sembra ferma sulla sua decisione:

“Le mie porte sono sempre aperte, ma non accetto che si parli di discriminazione o razzismo, io discrimino solo chi non paga. Alcuni rappresentanti dell’associazione devono restituire qualcosa ai sangermanesi, comincino loro: noi applichiamo le regole e chi non ci sta è libero di andare altrove”.

 


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