Cronaca Italia

Infanticidio: lo partorisce in bagno, lo butta da finestra, poi porta a scuola altra figlia. Dice: “Non ricordo”. Ma è possibile?

Carabinieri eseguono i rilievi in Via Turati 2 a Settimo Torinese dove un neonato è stato abbandonato sul marciapiede ed è morto poco dopo l’arrivo dei soccorsi, Torino, 30 Maggio 2017 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

ROMA – Partorisce in bagno, questa è l’unica cosa che riconosce sia accaduta e ricorda essere accaduta quando polizia e magistrati la interrogano. E’ la donna di 34 anni, italiana, che a Settimo Torinese dopo aver partorito un bambino lo ha buttato dalla finestra uccidendolo. Per il resto, secondo quanto dichiara un Procuratore della Repubblica evidentemente scosso (Giuseppe Ferrando di Ivrea), il comportamento e le parole della donna sono inimmaginabili e sconvolgenti appunto.

Dice il magistrato: “Dopo l’interrogatorio pensava potesse andare a casa come nulla fosse. Non ha avuto nessuna reazione quando le abbiamo detto del neonato buttato dalla finestra e ucciso, ha solo domandato distrattamente se era maschio o femmina”.

Ecco quindi quanto questa donna racconta o almeno qual è la dimensione in cui vive o crede, o finge chissà, di vivere. Dice la donna che non si è accorta di essere incinta. Niente, mai per tutti i mesi della gravidanza e fino al giorno del parto non si è accorta di essere incinta. E non se ne è accorto secondo le parole della donna neanche il marito. Fino al giorno del parto nessuna consapevolezza di essere incinta. Come questo sia possibile è incomprensibile anche usando tutta la fantasia del mondo. Se non è una bugia, siamo di fronte ad una patologica rimozione della realtà. Rimozione di fatti biologici: il blocco della mestruazioni, il crescere del ventre (il povero neonato buttato e ammazzato è nato al regolare termine del tempo e pesava tre chili)…E il marito, anche il marito, se l’inconsapevolezza della gravidanza non è solo una bugia abborracciata, come e perché partecipava, soffriva della stessa rimozione patologica?

Poi c’è il gesto, l’atto criminale e orrendo al di là e oltre la sua natura criminale, di buttare il neonato dalla finestra. Una teatralità dell’infanticidio al tempo stesso feroce e indifferente. Quindi, non bastasse, la mostruosa imperturbabilità che segue, la donna che ha appena partorito e ucciso il proprio figlio accompagna a scuola l’altra figlia, come niente fosse. E in quel come niente fosse le capacità di comprensione della mente umana si smarriscono e si perdono.

Infine, là dove la interrogano, quello “adesso vado a casa” e quel freddo, gelido, meccanico “era maschio o femmina?” che hanno fatto rabbrividire poliziotti e magistrati che mole ne hanno viste ma una tale desertificazione di umanità mai. Non accorgersi di essere incinta fino al parto o mentire, inventare di non essersene accorta. Partorire e gettare il bambino vivo dalla finestra, dire “non ricordo” di averlo fatto, domandare se era maschio o femmina come fosse domandare se domani piove o c’è il sole. Portare a scuola come nulla fosse pochi minuti dopo l’infanticidio l’altra figlia. Questa è Valentina Ventura, 34 anni Settimo Torinese. Ma è possibile, come è possibile?

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