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Pasquale Solari, vigile Pescara timbrava e andava al mare: mai lavorato in 3 mesi

PESCARA – Timbrava il cartellino e poi se ne andava al mare. Anche il Corpo dei Vigili di Pescara ha il suo “furbetto del cartellino”. Nei guai è finito un maresciallo di Polizia Municipale, Pasquale Solari, 61 anni, ora posto agli arresti domiciliari.

In tre mesi non ha mai lavorato neppure un’ora: a tutti diceva “sono in ferie”, ma così non era come si evince dai tabulati. Per tre mesi lo hanno pedinato: passeggiate sul lungomare, a pesca con gli amici, al bar. Ma mai in servizio, nonostante percepisse regolare stipendio di ben 1600 euro al mese.

Dovrà ora rispondere di truffa pluriaggravata ai danni di un ente pubblico, il Comune di Pescara, e abuso delle sue funzioni. Tra l’altro, riporta il Corriere della Sera, in passato era già stato sospeso per sei giorni dal servizio proprio per irregolarità nelle timbrature. Nel 2000, invece, era finito indagato in un’inchiesta su un presunto traffico di auto rubate e aveva rassegnato le proprie dimissioni. Fu riammesso e assegnato al servizio di sorveglianza parchi, un anno dopo.

E ancora, nel 2007, è finito implicato in Multopoli insieme a 70 colleghi, sull’annullamento di circa 10 mila verbali. Una vicenda che coinvolse circa la metà degli agenti della locale polizia municipale e si concluse con un patteggiamento per la maggior parte di loro

Il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, fa sapere di aver “appreso con disappunto dell’arresto” del vigile e di aver “chiesto al comandante Carlo Maggitti spiegazioni in merito a questa vicenda. Se le accuse verranno confermate, saremo di fronte a un caso grave su cui sarà la magistratura a fare chiarezza”.

“Dal canto nostro – prosegue – non possiamo che avallare la tolleranza zero verso situazioni simili: il Comune attiverà tutte le procedure amministrative e disciplinari previste dalla nuova normativa per il caso di specie. Chi sbaglia paga, ritengo doveroso che chi ha un lavoro, a maggior ragione in un Ente Pubblico, abbia l’obbligo di espletarlo, dunque di essere a servizio dell’Ente e della comunità, come il suo contratto richiede e finché tale contratto lo impegna”.

“A questo – conclude il primo cittadino – si aggiunge il fatto che viviamo tempi durissimi, in cui una delle peggiori emergenze è proprio quella occupazionale e chi ha un lavoro dovrebbe, se non amarlo, quanto meno ritenersi fortunato e non autorizzato a scaldare una sedia o, nella peggiore delle ipotesi, a disertarla per dedicarsi ad altro durante gli orari che lo vincolano per contratto”.

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