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Pavia, vince concorso alla Asl ma lo annullano: “Troppo difficile”

PAVIA – Vince un concorso pubblico ma salta tutto: le domande erano “troppo difficili” e la selezione viene annullata. E’ l’incredibile storia che racconta Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera. Si svolge a Pavia dove la Asl apre una procedura di selezione pubblica per un solo posto nel Dipartimento prevenzione veterinaria. In 64 partecipano al test scritto, alla fine della selezione D.C., 39 anni, risulta idonea.

Un posto solo da coprire, una vincitrice che straccia la concorrenza. Tutto a posto? Assolutamente no, perché D.C. si vede annullare la sua sudata vittoria da un motivo surreale: la Asl decide infatti di annullare tutto e intende ripetere la selezione perché le domande erano troppo difficili. D.C. fa ricorso al Tar e i suoi legali avanzano un sospetto: “Si vuole favorire qualcuno”. Ecco cosa racconta il Corriere della Sera:

 

E quale sarebbe il grave «vizio rilevato» che imporrebbe l’annullamento del concorso? Dubbi di esami truccati? Errori nelle tracce? Irregolarità tra i Commissari? Macché. Si annulla tutto perché «le domande formulate dalla Commissione esaminatrice nell’ambito delle tre convocazioni non rispettano, in termini di eccessiva complessità, le indicazioni del bando per quanto attiene alle prove di idoneità in esso contenute, con conseguente violazione della lex specialis che il bando medesimo costituisce». Ma cosa veniva chiesto di così tremendo? A occhio e croce cose non esattamente da Premio Nobel, ma quesiti (rispettivamente da 2 minuti di risposta, 5 minuti e 5 minuti) su conoscenze basilari per un operatore amministrativo nel settore veterinario.

E cioè elementi essenziali di anagrafe zootecnica (come il codice allevamento, documenti di trasporto, registro di carico e scarico); saper utilizzare Word per inviare alcuni tipi di lettere di contestazione di contributi evasi; e saper usare Excel per predisporre un elenco di aziende con suini e avicoli, da inviare ai vari veterinari per i controlli.

«Ma quale tutela dell’interesse pubblico», obiettano gli avvocati Valeria Sergi e Stefano Nespor che ora faranno ricorso al Tar per conto della ragazza: «La tutela dell’interesse pubblico consiste nell’attribuire il posto a concorso al candidato più meritevole, l’unico che ha ottenuto l’idoneità», anzi in teoria «risultato ancor più meritorio tenuto conto della (pretesa) “eccessiva complessità” delle prove. Al contrario, la decisione assunta non tutela alcun interesse pubblico, ma semmai l’interesse di candidati palesemente non meritevoli di provare nuovamente a ottenere il posto a disposizione (e non c’è dubbio che qualcuno di questi riuscirà, con le nuove prove, a ottenerlo). Senza contare che il costo di una nuova selezione graverà sull’Azienda e, quindi, sui contribuenti».


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