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Paziente muore per errore medico, Cassazione annulla condanna

GENOVA – Il paziente morì per un errore medico, la Corte di Cassazione annulla la condanna per il chirurgo. Era il 23 ottobre del 2008 quando Ennio G., 72 anni, entrò all’ospedale Villa Scassi di Genova. Il suo medico curante ne aveva chiesto il ricovero urgente per sospetta occlusione intestinale, ma l’uomo trascorso nove ore in attesa al pronto soccorso e trentasei ore dopo morì per un aneurisma addominale. 

La famiglia sostiene che se fosse stato curato in tempo forse si sarebbe salvato. In primo grado il chirurgo, Andrea Denegri, era stato condannato a quattro anni, pena confermata in secondo grado, per aver rimandato al giorno dopo l’ecografia. Ma adesso, spiega Il Secolo XIX, 

la Cassazione ha annullato la condanna rinviando gli atti ai giudici di appello, ai quali ha prescritto di tener conto che la manchevolezza del medico va forse considerata con minore severità. Un verdetto che fa discutere e che farà in qualche modo giurisprudenza.

Spiega il quotidiano ligure:

La Cassazione avrebbe infatti ampliato le maglie della legge Balduzzi, che nel 2012 ha depenalizzato i casi di colpa medica dovuti a errori lievi, e ha stabilito che la parziale depenalizzazione circoscritta appunto alle mancanze meno rilevanti commesse dai camici bianchi, può essere applicata anche agli omicidi colposi e alle lesioni colpose provocate da cause diverse dall’imperizia a condizione che i medici si siano discostati poco dalle linee guida e dalla `best practice´.

Ecco il principio fissato dalla Suprema Corte:

«la limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dall’imperizia».

Per questa ragione, è stata annullata con rinvio la condanna a quattro mesi di reclusione al chirurgo. (…) In Cassazione, l’avvocato Paolo Costa, difensore dell’imputato, ha contestato la condanna obiettando che «occorreva valutare se il medico si fosse attenuto, o meno, alle linee guida e se in tale ambito emergessero profili di colpa grave». In proposito, il legale ha fatto presente che il paziente aveva la creatinina alta che sconsigliava l’immediata effettuazione della tac con il mezzo di contrasto – sola tecnica per individuare l’aneurisma addominale – e l’ecografia non sarebbe stata dirimente.

Accogliendo il ricorso, i supremi giudici hanno rinviato la vicenda alla Corte d’appello di Genova. (…) Dato che la legge Balduzzi «esclude la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve, che si collochino all’interno dell’area segnata da linee guida o da pratiche mediche scientificamente accreditate, si dovrà valutare se, nelle ore in cui l’imputato ebbe a gestire il paziente, successivamente al ricovero, siano state omesse le possibili, e dovute, attività diagnostiche, secondo le raccomandazioni contenute nelle Linee guida di riferimento; e in tale eventualità, dovrà essere chiarito se, nella omissione, vi sia stata colpa lieve o grave».

La Cassazione ha poi stabilito che la riforma Balduzzi si applica a tutti i procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della legge e d’ufficio si deve procedere all’accertamento del grado di colpa.


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