Cronaca Italia

Pensione da 24mila netti al mese a dipendente Comune di Perugia Mario Cartasegna

Pensione da 24mila netti al mese a dipendente comune Perugia Mario Cartasegna

Pensione da 24mila netti al mese a dipendente comune Perugia Mario Cartasegna

PERUGIA – Si chiama Mario Cartasegna, è nato in Slovenia, è arrivato a Perugia nel 1972 per fare il calciatore. E a Perugia ha trovato la gallina dalle uova d’oro. Il calcio, però, non c’entra nulla. C’entra il Comune di Perugia e la super pensione da 24mila euro netti al mese che l’ex dipendente del Comune, con l’inevitabile “manina” del Tar riesce a portare a casa.

Una storia, quella di Cartasegna, scovata e raccontata di sentenza in sentenza da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. Il meccanismo è semplice quanto pazzesco: Cartasegna è un avvocato che grazie ai socialisti di Perugia riesce a ottenere due benefit che hanno dell’incredibile, una percentuale sulle cause che affronta (come se fosse un avvocato privato e non un dipendente pubblico) e soprattutto il privilegio di poter ricalcolare (e aumentare) la pensione in base alle cause vinte per il Comune.

Avete capito bene: Cartasegna ha il diritto di prendere una quota dei vantaggi che ha portato al comune attraverso le cause vinte. Solo che vincere le cause per il Comune era esattamente il suo lavoro.

San raffaele

Racconta Stella:

Oltre al posto fisso e allo stipendio garantito (nel suo caso assai buono) dei dipendenti pubblici avrà una bella percentuale sulle cause come fosse non un funzionario «a tempo pieno» ma un legale con studio privato.
Un’accoppiata contrattuale sconcertante (immaginatevi un muratore comunale che abbia un extra per ogni mattone che mette o un centralinista comunale che abbia un extra per ogni telefonata che smista!) che gli consentirà anni dopo di tentare un nuovo colpaccio. Saputo di una sentenza del Tar del Lazio confermata dal Consiglio di Stato che dava ragione a degli avvocati dipendenti del Comune di Roma, riconoscendo loro il diritto di calcolare per la pensione anche le percentuali sulle cause vinte, chiede al Tesoro d’avere lo stesso privilegio.

All’inizio il ministero gli risponde nel modo che tutti si aspettano: no. Risponde così perché non è previsto dal contratto e pensione si calcola in base a quello che contratto prevede. Che fa allora Cartasegna? Va al Tar, ovviamente. Perché quando c’è da sospendere o trovare una strada alternativa e creativa il Tar è la strada maestra.

E quello che succede è allo stesso tempo prevedibile e sconcertante. Ancora Stella:

Per dieci anni, silenzio assoluto: si sa quanto può essere lenta la giustizia civile. E per dieci anni il Comune di Perugia, obbligato a tirar fuori un pacco di soldi dei cittadini per pagare i contributi supplementari (ammesso e non concesso che poi li abbia pagati tutti: l’Inps contesta da anni «amnesie» degli enti locali) «si dimentica» di chiedere al capo dell’ufficio legale Cartasegna, a sua volta smemorato, di opporsi in giudizio contro le pretese del dipendente Cartasegna.
Pretese che il Tar perugino riconosce infine, nel dicembre 1997, fondate: «Nella quota degli onorari percepiti si rinviene la presenza di tutti gli indici che la legge prevede per la loro utilità a pensione». Anzi, condanna il Tesoro e Palazzo Chigi a pagare pure le spese.

Non è finita. O meglio sì. E’ finita perché nessuno fa ricorso. E quindi Cartasegna si ritrova con la pensione super, il doppio di quanto già prendeva di stipendio. Non pochissimo.

Tre mesi dopo l’Avvocatura dello Stato chiede all’Inpdap, l’istituto previdenziale dei dipendenti pubblici che passerà all’Inps portando in dote un buco di 23,7 miliardi, se voglia fare appello. Silenzio. Altri due mesi e torna alla carica: lo fate o no l’appello? Macché: come scoprirà con stupore un recentissimo documento Inps «agli atti non risulta che la sentenza sia stata mai appellata». Scherziamo? Nonostante fosse destinata a costare un sacco di soldi? Mai appellata. Né dalla Cassa previdenza dipendenti enti locali né dall’Inpdap.

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