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Pesce, le frodi: pangasio spacciato come cernia, sogliola o altre 16 specie

ROMA – L’organizzazione ambientalista statunitense Oceana ha diffuso l’ultimo rapporto sulle frodi nella commercializzazione del pesce, realizzato nell’ambito di una campagna globale che sta conducendo dal 2011. Lo riposta il sito ilfattoalimentare.it.

Un rapporto che nasce da un lavoro iniziato nel 2011. Analizzando oltre 200 studi condotti in 55 Paesi del mondo emerge che, in media, un un terzo dei campioni ittici è fraudolento, nel senso che risulta essere una specie diversa da quella descritta. Nel 58% dei casi, inoltre, il pesce non regolare può rappresentare un pericolo per la salute, perché contiene tossine o allergeni non analizzati né denunciati in etichetta o sul menu.

“In Italia l’82% degli oltre 200 campioni di cernia, pesce persico, e pesce spada analizzati conteneva pesce diverso”, scrive il sito.

Nella lista dei pesci più utilizzati nelle truffe vede il pangasio e il nasello ai primi posti. Il primo viene venduto in modo fraudolento in tutti i continenti con il nome di altre 18 specie. Di solito si tratta però di pesce persico, cernia e sogliola. In questo quadro sconfortante emerge il caso virtuoso dell’Unione Europe dove, grazie alle norme sull’etichettatura, il numero di frodi è passato dal  23% del 2011 all’8% del 2015.


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