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Petrolio Genova: mare ripulito, resta solo chiazza a Varazze

GENOVA – Dopo lo sversamento di petrolio nel torrente Valpocera domenica scorsa, a una settimana di distanza, il greggio è arrivato in mare a Genova. Per la precisione la bellezza di 50 tonnellate si sono riversate in mare dopo la rottura, sabato 23 aprile, di uno degli argini, a causa dell’acqua alta. Passati 2 giorni di paura, ora la situazione è sotto controllo. I mezzi antinquinamento di Castalia giunti da Livorno e Civitavecchia hanno infatti ripulito le chiazze di materiale iridescente che si trovavano ancora a 8 miglia dalla costa tra Arenzano, Cogoleto e Varazze.

Dopo sette giorni dalla rottura della condotta petrolifera, dopo la paura di veder morire il mare e stroncare una stagione turistica promettente, alla fine è rimasta solo una piccola chiazza di sfilacciamento a 10 km al largo di Varazze. Lo stato di emergenza verrà ritirato probabilmente lunedì 25 aprile su Genova, ma la paura piano piano svanisce. Non si può dire che sia finita: ci sarà da bonificare dal petrolio depositato negli alvei dei torrenti e dei rii, ci sarà da capire cosa sia veramente successo il 17 aprile, ci sarà da star vicini agli oltre 200 lavoratori della Iplom che verranno probabilmente messi in cassa integrazione fino a quando l’azienda non riaprirà i battenti, ma la Liguria tira un sospiro di sollievo.

Domenica 23 aprile è stato un susseguirsi di buone notizie, iniziate con i risultati portati al tavolo operativo presieduto dal prefetto di Genova Fiamma Spena. Di prima mattina la Capitaneria di porto ha annullato l’emergenza locale nel Savonese, alle 13 era stato recuperato il 95% del materiale disperso in mare, 4500 metri cubi di acqua e petrolio. Alle 17 l’ammiraglio comandante la Capitaneria di Porto annuncia un “netto miglioramento” e infine con l’aggiornamento delle 19 la Guardia Costiera annuncia che il greggio finito a mare “è stato pressoché totalmente recuperato tranne una minima parte che si è dissolta sotto l’azione delle correnti che ne hanno disperso le residue iridescenze al largo”. E’ rimasta un’unica lieve chiazza iridescente a 10 km al largo di Varazze. Tolta quella sarà finita.

Risolto il problema a mare, si deve pensare alla bonifica. Al termine del sopralluogo quotidiano alla foce del Polcevera, il governatore Toti ha detto che adesso sarà necessario capire “quali sono le dimensioni della fuoriuscita di greggio sul Fegino, dove certamente ci sono state delle infiltrazioni anche in profondità, e nel letto del Polcevera in modo tale da poter cominciare un lavoro di bonifica profonda. Sicuramente – ha spiegato – c’è una quantità di prodotto significativa sui fondali del Polcevera e del Fegino e ci saranno state infiltrazioni più in profondità. Occorrerà quindi verificare la falda e i terreni circostanti. Tutto questo però farà parte dell’intervento di bonifica che sarà avviato in coordinamento con il Dipartimento nazionale di Protezione Civile, l’Ispra e con la nostra Arpal”.

Poi c’è l’indagine della magistratura che dovrà appurare perché la pipeline gestita dalla Iplom si sia rotta: per vetustà della condotta, e quindi per mancanza di manutenzione? o perché è stata sottoposta a uno stress meccanico dovuto, per esempio, a lavori sul fondo? E’ stato un errore umano? Una mancanza di manutenzione? La Liguria stavolta l’ha scampata: nessun paragone con il disastro della superpetroliera Haven che nel 1991 naufragò nel golfo di Genova, provocando la morte di 5 membri dell’equipaggio e la perdita di migliaia di tonnellate di petrolio.

Ma quali sono invece i rischi per la fauna marina e per l’ambiente?  Roberto Danovaro, presidente della Stazione Zoologica Anton Dorn di Napoli e docente di biologia marina dell’ Università Politecnica delle Marche, all’Ansa ha spiegato: “Al momento  i problemi sembrerebbero essere soprattutto per le comunità dei fondali che rischiano di essere soffocate dal petrolio che finisce per posarsi sul fondo. L’impatto del greggio fuoriuscito finora non è gravissimo perché ha colpito una zona, quella alla foce del fiume Bisagno, che di per sé non è di particolare pregio ambientale ed è già penalizzata dalla prossimità delle aree industriali. Tutto fa pensare che non ci siano pericoli per le zone limitrofe o le aree protette liguri. Come misura precauzionale nella zona interessata e in quelle limitrofe andrebbe sospesa in questi giorni qualsiasi attività di pesca”.

Secondo il biologo marino, lo scenario potrebbe però peggiorare se continuassero gli sversamenti a mare e “se si usassero contro il petrolio solventi chimici, soprattutto in presenza di un tipo di greggio più leggero e raffinato che tende a disperdersi più facilmente invece che finire sul fondo, come succede per il ‘bunker’ più catramoso“.

Il sole gioca comunque un ruolo importante ossidando gli idrocarburi e trasformandoli in CO2, aggiunge Danovaro che, conclude spiegando che “ovviamente tutto dipende anche dalla quantità di petrolio che si trova in mare”.

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  • Petrolio Genova: cede diga contenimento su Polcevera Ansa
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Nel video de La Stampa si vedono le chiazze di petrolio che si spostano verso il mare aperto e le coste liguri.