Blitz quotidiano
powered by aruba

Piergiorgio Peluso, figlio ministro Cancellieri, a processo

Piergiorgio Peluso a processo per il crac Fonsai. Il figlio dell'ex ministro imputato per la bancarotta di Imco quando lavorava a Unicredit

ROMA – Piergiorgio Peluso, figlio dell’ex ministro Annamaria Cancellieri, e ora attuale direttore finanziario di Telecom, come ex amministratore delegato di Unicredit Corporate Banking è stato mandato a processo con altre undici persone con l’accusa di concorso in bancarotta in relazione al fallimento di Imco, una delle holding della famiglia Ligresti, ai tempi soci di Fonsai.

Lo ha deciso nel pomeriggio il gup Elisabetta Meyer che ha anche accolto la richiesta di patteggiamento per un consigliere della holding. Il dibattimento si aprirà il prossimo 21 aprile davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale. Al centro delle indagini condotte dalla Gdf e coordinate dall’ex pm e ora pg in Cassazione, Luigi Orsi – il fascicolo è stato ‘ereditato’ dalla collega Donata Costa – c’è il crac di Imco, dichiarata fallita dal Tribunale di Milano il 13 giugno 2012 assieme alla controllante Sinergia.

Inoltre, sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti è finita anche un’operazione sulla cosiddetta area Cerba, oltre 600 mila metri quadrati all’interno del Parco sud in via Ripamonti a Milano, sulla quale era in programma la costruzione del Centro Europeo di Ricerca Medica Avanzata. Piergiorgio Peluso, secondo l’ipotesi accusatoria, quando era dirigente di Unicredit Corporate Banking sarebbe stato tra gli artefici di un piano di ristrutturazione del debito di Sinergia, la holding del gruppo immobiliare della ex galassia Ligresti, che in seguito si è rivelata “letale” per la controllata Imco e che, al contempo, avrebbe privilegiato Unicredit.

Come si legge nelle carte delle indagini, gli ex consiglieri e sindaci indagati, tra cui Salvatore Rubino, ex presidente del Cda di Imco ed ex dg di Sinergia, in concorso con il figlio dell’ex ministro prima dell’Interno e poi della Giustizia, avrebbero dissipato “il patrimonio di Imco spa con una operazione, preparata nei mesi antecedenti e perfezionata il 5 agosto 2010, in virtù della quale” la società, tra le altre cose, “si accollava la quota di un finanziamento già concesso dalla banca Ge Capital alla controllante Sinergia per 20 milioni di euro”.

La vicenda ha origine dal salvataggio di Sinergia, indebitata inizialmente con Bipop Carire, alla quale sono successivamente subentrati Unicredit con 88,5 milioni e Ge Capitale per 20 milioni, per un totale di 108,5 milioni. La ristrutturazione del debito della capofila, però, secondo la ricostruzione degli inquirenti e degli investigatori delle Fiamme Gialle, sarebbe avvenuta tramite un trasferimento dei 108,5 milioni di euro di debito bancario sulle “spalle, non robuste, della controllata Imco“, nell’interesse degli istituti di credito, in primo luogo Unicredit, e poi Ge Capital.

Al termine dell’operazione Imco, secondo le contestazioni, avrebbe assunto “il rilevante debito già in capo alla controllante Sinergia” e si “indebitava verso i medesimi creditori”, concedeva “garanzia sui propri beni e specialmente l’area cosiddetta Cerba”, giustificando “il versamento alla controllante con l’acquisto di un cespite (Tenuta Cesarina) privo di valore commerciale”. Ora la parola passa al Tribunale di Milano.