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Pietro Iannacone trovato morto in casa da 20 gg: “Lo credevamo in ferie”

PORDENONE – L’indomani mattina sarebbe dovuto partire per le ferie ma in realtà Pietro Iannacone, 57 anni, non si è mai svegliato. Lo hanno trovato morto nella sua casa in via Udine a Pordenone, dopo 20 giorni. Nessuno aveva fatto caso al suo silenzio perché, dicono, “era un tipo solitario”.

Fino a qualche giorno fa, quando le ferie sono terminate ma Pietro non è rientrato in ufficio. Lavorava in archivio all’Agenzia delle Entrate. Il fratello, nonché suo collega di lavoro, ha cominciato ad insospettirsi per l’assenza ingiustificata. Lo ha chiamato invano finché, allarmato, non è andato a bussare alla sua porta, accompagnato dai carabinieri. Il tragico ritrovamento è avvenuto ieri, 3 ottobre, nel primo pomeriggio.

Una storia dai contorni ancora da chiarire anche se al momento le indagini tenderebbero ad escludere il coinvolgimento di terzi. Stando ai primi rilevamenti non sarebbero emersi elementi che facciano pensare a una morte violenta: una morte accidentale forse a causa di un malore. Sarà l’autopsia a svelarlo.

Il Messaggero Veneto aggiunge dettagli:

Lo stato del corpo ha reso le operazioni di carabinieri, vigili del fuoco, medico legale, particolarmente complesse. Dalle 15.30 , fino alle 20.30, è stato un via vai di forze dell’ordine e operatori della sicurezza davanti alla vecchia casa che si trova di fronte al bar Trash.

«Ci vedevamo tutti i giorni in ufficio – raccontava affranto il fratello, l’unica persona a cui Pietro permetteva di far parte della sua vita –. Poi però sono arrivate le vacanze…Mio fratello era così, un solitario. Gli avevo detto di chiamarmi per qualunque cosa, ma lui non l’ha fatto. E’ difficile non sentirsi in colpa».

I vicini se lo ricordano come una persona gentile Pietro, ma molto schivo. Fino allo scorso anno viveva con un cane a cui era molto affezionato: capitava che l’animale lo attendesse fuori dall’ufficio. Poi il cane era morto e lui era tornato alla sua solitudine. Solitudine che praticava anche al lavoro.

Fino al 2001 all’ufficio Iva, dopo l’accorpamento con l’agenzia delle Entrate si occupava dell’archivio. E i colleghi raccontano che nel suo lavoro era bravissimo, una sicurezza per tutti: «Teneva l’archivio come un gioiello. Iannacone era l’unico in grado di trovare un documento datato nel tempo. Non era uno che amava stare con gli altri, ma era una persona disponibilissima».

La solitudine che lo ha accompagnato anche nella morte ha reso più complesse le operazioni di recupero della salma. I carabinieri, che indagano sul caso, escludono che la morte sia stata cagionata da cause violente. Difficile per ora, data la condizione del cadavere, stabilire perché il 57enne sia deceduto.


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