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Pillole del suicidio per 300 €: truffa o…? Procura Roma indaga

ROMA – Pillole per un suicidio indolore in vendita online a 300 euro: truffa o istigazione al suicidio? Le pillole, riferisce Michela Allegri sul quotidiano Il Messaggero, sarebbero state vendute online ad una giovane donna, nemmeno trentenne, che ha tentato di togliersi la vita lo scorso marzo.

Proprio in seguito a questa vicenda, il ragazzo della giovane ha cercato di capire che cosa avesse portato la sorella a tentare di uccidersi, ha letto le sue email e ha scoperto che lei aveva cercato di compare sul web quelle pillole.

“Ne devi prendere almeno cinquanta, costano 300 euro”, avrebbe risposto, sempre via email, uno dei venditori, racconta Allegri sul Messaggero.

Il sito italiano propone ai clienti barattoli di pillole che offrono un modo rapido e indolore per togliersi la vita. I venditori, informa sempre Michela Allegri, rispondono alle domande degli utenti, danno suggerimenti e consigliano i dosaggi.

Il caso di questo sito è ora al vaglio della Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo, per il momento senza ipotesi di reato. Gli inquirenti devono capire se si tratti di una truffa o se si tratti di istigazione al suicidio.

L’inchiesta è scattata alcune settimane fa, dopo la denuncia sporta dal fratello della giovane che aveva deciso di togliersi la vita.

Proprio durante il ricovero della sorella il giovane aveva cercato tra le sue cose, email comprese, per cercare di capire il motivo del gesto. Ma in quelle email aveva trovato la corrispondenza tra la sorella ed i gestori del sito.

Ad insospettire il fratello della donna era stata anche una richiesta fatta dal gestore del sito: parlando delle modalità di pagamento, questi aveva infatti suggerito di accreditare la somma su un conto corrente estero. In questo modo, in caso di raggiro, il denaro sarebbe stato molto più difficile, se non impossibile, da tracciare.

Alla fine la ragazza non ha comprato le pillole. Ma il fratello ha comunque deciso di sporgere denuncia. Si ipotizza si tratti di truffa, ma potrebbe anche emergere che i responsabili del sito si sono resi colpevoli di smercio di sostanze letali.