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Pino Maniaci, chi lo difende? Ingroia, ex pm dell’antimafia

ROMA – Pino Maniaci, chi lo difende? A sorpresa, l’avvocato Antonio Ingroia. L’ex pm dell’antimafia Ingroia, l’ex candidato alle politiche 2013 Ingroia. Oggi, invece, avvocato Ingroia. E’ sempre lui, a sorpresa di nuovo nell’agone mediatico, ieri portava alla sbarra i mafiosi oggi prende le difese del giornalista che sulla lotta alla mafia ha costruito una carriera che però manteneva in auge, secondo l’accusa, con metodi in tutto simili a quelli della mafia. Ingroia torna sulla ribalta con un caso da prima pagina dai contorni più grotteschi che efferati.

Pino Maniaci è giornalista della rete palermitana Telejato, voce dell’antimafia, divenuto a sua volta paladino dell’antimafia quando gli ammazzarono i due cani. “E’ stata la mafia”, si disse allora e diceva anche lui pubblicamente, per rafforzare la sua immagine da eroe, ma al contempo riderne privatamente. Al telefono, con l’amante. Che poi era la moglie di quello che aveva ammazzato i cani, per folle gelosia non certo per mafia. Pino rideva, lo aveva chiamato addirittura Renzi. Volevano dargli la scorta. Come un eroe dell’antimafia. E giù risate e insulti nelle telefonate intercettate e ora finite nei tg. Ai politici, come da capi d’accusa e relative intercettazioni, chiedeva soldi per “smussare” le inchieste, omettere dettagli fastidiosi, edulcorare la realtà. Con metodi estorsivi però.

Questo è Maniaci. E a Maniaci Ingroia oggi presta la sua difesa e lega la sua immagine da avvocato. Personaggio curioso, questo Maniaci, e non facile da difendere perché le intercettazioni sono tante e abbastanza eloquenti. Tanto che qualcuno chiede a Ingroia se voglia rinunciare all’incarico. Lui invece, col Giornale di Sicilia, difende convintamente il suo cliente: “Rinunciare a difendere Maniaci? E perchè dovrei rinunciare al mandato? Non c’è nessun motivo”. Nello specifico, dice:

“Pensare che Maniaci abbia potuto vendere la propria attività per poche migliaia di euro è ridicolo. L’ho sentito – racconta l’ex pm – e esprime amarezza per il trattamento da parte dei sui colleghi giornalisti che l’hanno già crocifisso senza conoscere la sua versione dei fatti, senza aver sentito l’altra campana”. Poi riferendosi alle immagini contenute in un video in cui si vede il direttore di Telejato, Ingroia dice: “Nel caos, ho letto qualcosa, non ho letto il provvedimento, ma rilevo la sussistenza del reato di violazione del segreto d’ufficio perchè qualche pubblico ufficiale ha fornito filmati e intercettazioni, prima ancora che l’indagato ne fosse a conoscenza. Lo denunceremo alle procure di Palermo e Caltanissetta”.

“Se il reato contestato – prosegue Ingroia – è quello di estorsione, e quindi quello di aver mercanteggiato l’attività giornalistica per spazi pubblicitari, bisogna provare che Maniaci ha smesso di svolgere le attività di denuncia nei confronti di quelle persone. A noi risulta il contrario. E le prove di innocenza si trovano nei servizi di Telejato”. Sulle parole usate da Maniaci e contenute nelle intercettazioni con la presunta amante, Ingroia dice: “Da quello che ho visto non hanno rilievo penale. Maniaci è noto per le sue espressioni ”colorite”. In Italia esprimersi in modo scurrile non costituisce ancora reato”. Poi conclude: “Le mie sono considerazioni da legale; non faccio considerazioni nè critiche nè morali”.