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Platì, Questore vieta funerale pubblico del boss e il prete fa ricorso

REGGIO CALABRIA – Prete contro questore per un… funerale. Succede a Platì, in provincia di Reggio Calabria. Tra Stato e Chiesa si mette di mezzo una salma ingombrante, quella di Giuseppe Barbaro morto a soli 54 anni. Il problema è che il signor Barbaro è morto in cella e là scontava una condanna per ‘Ndrangheta. Un boss, quindi. A cui non si possono negare esequie. Ed è qui che si apre il contenzioso tra il questore e il parroco. Sostiene il primo, infatti, che funerale ci può anche essere. Ma blindatissimo e in forma privata e per pochi intimi. Tutto motivato con tanto di ordinanza in cui il Questore spiega, secondo quanto riporta il Messaggero, che

«La celebrazione dei funerali in forma pubblica potrebbe rappresentare un’occasione propizia per la commissione di azioni di rappresaglia e iniziative intimidatorie, con conseguente turbativa dell’ordine e della sicurezza».

Apriti cielo. Il parroco di Don Giuseppe Svanera, 68 anni, la prende malissimo. Fa ricorso e scrive addirittura una lettera al ministero dell’Interno. Perché, secondo lui, il Questore con la sua ordinanza ha  “infranto il principio di non ingerenza fra Stato e Chiesa, di cui all’articolo 7 della Costituzione”. Da qui il ricorso:

Il sottoscritto Svanera Giuseppe, in qualità di parroco della parrocchia Santa Maria di Loreto, presenta ricorso avverso l’ordinanza nella parte in cui si identifica il luogo ove svolgere il rito religioso del funerale del defunto Barbaro Giuseppe.

Per completezza di informazione Barbaro, riporta sempre Il Messaggero,

era un big del narcotraffico in grado di intavolare trattative coi cartelli sudamericani, per importare in Italia navi cariche di coca.