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Porto di Molfetta: il senatore Azzollini a processo con altri 41

BARI – Il gup del Tribunale di Trani Francesco Messina ha rinviato a giudizio 42 persone, fra le quali il senatore Antonio Azzollini, nell’ambito del procedimento sulla presunta maxitruffa da circa 150 milioni di euro legata alla costruzione del nuovo porto di Molfetta. Il processo inizierà il prossimo 1 marzo dinanzi al Tribunale collegiale di Trani. Tramite il suo legale, l’avvocato Felice Petruzzella, il senatore Azzollini, all’epoca dei fatti sindaco di Molfetta, ha rinunciato alla prescrizione per un capo d’imputazione di minaccia aggravata, l’unico già prescritto.

Al termine dell’udienza preliminare il giudice ha prosciolto da ogni accusa uno dei 45 imputati per i quali la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio, l’allora segretario generale del Comune di Molfetta Michele Camero e ha stralciato per difetti di notifica la posizione di altri due imputati, all’epoca revisori dei conti, rinviando gli atti alla Procura.

Gli imputati, tra i quali dirigenti comunali, imprenditori e 5 società, saranno processati per i reati, a vario titolo contestati, di associazione per delinquere, falso, abuso d’ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture, rifiuto di atti d’ufficio, violazioni ambientali e paesaggistiche, minaccia a pubblico ufficiale, concussione per induzione.

Secondo l’accusa Azzollini avrebbe appaltato nel 2007 i lavori per la costruzione della diga foranea e del nuovo porto commerciale per 72 milioni di euro. Costo lievitato poi a 147 milioni per gli interventi di bonifica dei fondali da migliaia di ordigni bellici inesplosi. Gran parte dei finanziamenti pubblici, ritiene la Procura, sarebbero poi stati distratti dal Comune che li avrebbe utilizzati per far quadrare i conti del bilancio cittadino. Secondo i magistrati il senatore Azzollini è stato il promotore dell’associazione per delinquere che ha dirottato su Molfetta, e poi distratto, centinaia di milioni di euro di denaro pubblico. Del presunto gruppo criminale avrebbero fatto parte anche Vincenzo Balducci, ex dirigente comunale ai lavori pubblici, e Giorgio Calderoli, procuratore speciale dell’impresa Cmc di Ravenna, capofila dell’Ati che si è aggiudicata i lavori.