Cronaca Italia

Preti di mafia, sono due i sospetti. Dopo Calabria anche a Milano

Preti di mafia, sono due i sospetti. Dopo Calabria anche a Milano

Preti di mafia, sono due i sospetti. Dopo Calabria anche a Milano

ROMA – Preti di mafia o accusati di essere tali. Preti sotto indagine della magistratura per partecipazione a reati di criminalità organizzata. Non i “preti di mafia” di un tempo, quelli che impartivano sacramenti, regalavano processione e inchini e conferivano pubblico rispetto e qualche privata protezione ai “padrini” e comunque agli affiliati. Non i “preti di mafia” che in nome di una misericordia senza limiti perdonavano eccome se perdonavano, assolvevano, benedivano e di fatto coprivano i mafiosi barricandosi dietro una molto improbabile neutralità di dio tra la legge e il crimine.

Questi erano i preti di mafia di una volta. Adesso se ne trova di altra specie di preti di mafia. Nell’indagine sul Cara di Isola Capo Rizzuto, quella che coinvolge come primo accusato quel Sacco governatore delle Misericordie, il secondo indagato e accusato che colpisce e stupisce per la sua presenza tra i predatori del denaro destinato ai migranti è un parroco. Edoardo Scordio parroco. Lo accusano di essersi messo in tasca circa 130.000 euro in un anno per aver fornito “assistenza spirituale” ai migranti e rifugiati. Ma soprattutto l’accusa al parroco è di essere parte integrante, membro attivo e consapevole della cosca di ‘ndragheta che aveva le mani su tutto il businness migranti.

Un’organizzazione criminale che rastrellava i soldi dello Stato e  i fondi europei destinati all’accoglienza, controllava in regime di monopolio appalti, guadagnava fornendo ad esempio meno pasti di quelli che si faceva rimborsare e “pasti con cibo da maiali” per dirla con il Procuratore Gratteri. Insomma un’organizzazione che ingrassava sulla pelle dei neri, rubava i soldi pubblici e controllava il territorio con premi in denaro agli obbedienti e intimidazioni se non peggio a chi fiatava. E dentro l’organizzazione, dice l’accusa, c’era il parroco.

Dopo la Calabria anche a Milano un altro sacerdote sospettato, accusato, inquisito per essere prete di mafia. A Milano l’indagine su come la mafia sia riuscita ad acquisire e dominare appalti intorno ai supermercati e perfino a perfino ad infilarsi nella società che gestisce i servizi di sorveglianza al Tribunale. A Milano un’altra organizzazione che gli inquirenti chiamano mafiosa. E a Milano nella stessa indagine Don Giuseppe Moscat, un sacerdote. Sacerdote e amministratore unico e Edizioni Musicali III millennio ruolo nel quale, secondo l’accusa, esercitava l’arte e la pratica della fattura falsa. Fatture false da cui ricavare la provvigione da inviare al Sud, alla casa madre dell’organizzazione che A Milano si era “lavorata” i supermercati e i servizi di vigilanza e chissà quante altre cose.

Due sacerdoti coinvolti a pieno titolo in due inchieste di mafia, due sacerdoti che non è che secondo antico e pessimo costume coprano i mafiosi ma che secondo nuova ed emergente circostanza partecipano all’attività mafiosa non attestano certo il proliferare e il diffondersi dei preti di mafia. Però testimoniano di un mutare di ruolo e di soggetti sociali. Oggi i preti di mafia, pochi per fortuna, fanno affari e non processioni. Maneggiano soldi e non rosari, mazzette e non turiboli.

Succede perché sono preti ovviamente ma prima di tutto sono uomini contemporanei. Nel mondo in cui vivono l’arraffo del denaro pubblico è industria, impresa, missione. E in questa industria, impresa e missione la criminalità organizzata è l’azienda più efficiente, con maggiore produttività, redditività e remunerazione garantita. Un’azienda che assume e sa assumere per ogni dove: pubblica amministrazione, consigli comunali e regionali, studi professionali, cooperative, sindacati, associazioni di volontariato, imprese, fornitori, artigiani, grossisti…e clero. Quando e dove alla mafia serve un uomo in abito talare, la mafia lo assume, non c’è carenza di offerta neanche in questo segmento del mercato. E’ questa la brutta notizia che portano i due casi in un solo giorno dei due preti accusati di mafia dalla Calabria a Milano.

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