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Prigione di Reading, tributo al suo carcerato più celebre: Oscar Wilde

LONDRA – La prigione di Reading rende omaggio al suo carcerato più celebre. Tra quelle mura fu infatti rinchiuso Oscar Wilde, condannato a due anni per sodomia e comportamenti contrari alla morale pubblica. Dal 1895 al 1897 il poeta fu ristretto in una cella stretta e angusta di 3,4 metri per 2,15. Fu un’esperienza drammatica che lo stesso Wilde cercò di raccontare, a suo modo, in un breve componimento in versi, scritto subito dopo la sua scarcerazione e intitolato La ballata del Carcere di Reading. Un poema di rara lucidità in cui, prendendo spunto dalla sua triste esperienza carceraria, Wilde denuncia le debolezze, le miserie e le contraddizioni della natura umana.

La prigione di Reading, che è stata operativa fino al 2013 apre ora i suoi cancelli al pubblico per una mostra-tributo al carcerato che la rese celebre. Fino al 30 ottobre un folto gruppo di artisti del calibro di Marlene Dumas, Steve McQueen e Patti Smith, popolerà la prigione con letture e opere in omaggio allo scrittore.

All’epoca in cui Wilde fu recluso, i carcerati erano tenuti in isolamento, ognuno nella sua cella per 23 ore al giorno in un silenzio quasi assordante. Per questo la mostra è stata concepita nello stesso solco: ai visitatori, ammessi in gruppi di 100 all’ora, è chiesto di rispettare il silenzio per non infrangere l’aura di sofferenza e riflessione che la pervade. La cella di Wilde è stata lasciata vuota, per dare l’opportunità ai visitatori di entrare nello stesso spazio spoglio che lo scrittore abitò per due anni. Pareti di mattoni imbiancate e una piccola finestra in alto, alla cui luce fioca Wilde lesse molto. Alcune copie dei libri da lui richiesti mentre era recluso sono esposte nella stanza accanto: Sant’Agosino, Pascal e le poesie di Wordsworth, Keats e Hafiz.

In un’altra ala della prigione ogni domenica, una lista di performer che include Patti Smith, l’attore Ralph Fiennes e l’autore Colm Toibin, offriranno al pubblico dalle 5 alle sei ore di lettura integrale del De Profundis, la sterminata lettera di 50mila parole che Wilde scrisse mentre era in galera all’amato Alfred Douglas, detto Bosie. “Noi che siamo in carcere – scrisse Wilde – e nelle cui esistenze non c’è nessun avvenimento, eccetto il dolore, dobbiamo misurare il tempo con i palpiti della sofferenza e la ricapitolazione dei momenti amari”.