Cronaca Italia

Procura di Trani sconfitta, agenzie di rating Fitch e Standard & Poor’s assolte

Tribunale di Trani: processo rating (foto ANSA)

Procura di Trani sconfitta, vittoria per le agenzie di rating Fitch e Standard & Poor’s, assolte dall’accusa di manipolazione del mercato. Il Tribunale di Trani ha emesso due sentenze di assoluzione nella mattinata di oggi (30 marzo 2017). Nella prima ha assolto dall’accusa di manipolazione del mercato 5 tra analisti e manager di Standard & Poor’s e la stessa società di rating.

La procura aveva chiesto la condanna a due anni per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; a 3 anni ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per Standard & Poor’s i pm di Trani chiedevano una sanzione di 4,6 milioni di euro. Le difese degli imputati avevano chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati con la formula più ampia: “Perché il fatto non sussiste”.

Gli imputati erano accusati di aver fornito “intenzionalmente” ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull’affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal governo per “disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore“.

L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini (da A a BBB+). Gli altri tre report sono: il taglio dell’outlook del debito sovrano italiano da stabile e negativo (20 maggio 2011); la diffusione della nota (primo luglio 2011) contenente valutazioni negative sulla manovra finanziaria correttiva del Mef; e il credit watch negativo sull’Italia (5 luglio 2011).

Il Tribunale ha poi assolto “perché il fatto non sussiste” David Michael Willmoth Riley, all’epoca dei fatti capo rating sovrano della sede londinese dell’agenzia di rating Fitch. Anche Riley era accusato di manipolazione del mercato. Per Riley l’accusa aveva chiesto la condanna a 9 mesi di reclusione per aver rilanciato, il 10 e il 17 gennaio 2012, “indebiti annunci preventivi di imminente declassamento” dell’Italia, mai però decretato ufficialmente da Fitch fino al 27 gennaio 2012.

Poco prima delle 10 i giudici (presidente Giulia Pavese) si sono ritirati in camera di consiglio per emettere la sentenza sul processo a carico di cinque tra analisti e manager di Standard & Poor’s e della stessa società di rating, imputata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Nel dibattimento su S&P sono parti civili Federconsumatori, Acu, Adusbef e alcune decine di consumatori. In aula il pm di Trani Michele Ruggiero si era presentato indossando una cravatta con il tricolore italiano. In tribunale erano presenti alcuni cittadini che esibiscono una bandiera italiana.

Per la prima volta in Italia un Tribunale avrebbbe fatto giurisprudenza sul reato di manipolazione del mercato che prevede p**e fino a sei anni e multe fino a 5 milioni per “Chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”.

Il punto è proprio questo: le due agenzie hanno diffuso notizie false, compiuto operazioni simulate o artifizi per declassare l’Italia? Per la pubblica accusa “sicuramente, perché all’epoca dei fatti il Bilancio dell’Italia stava messo meglio di tutti gli altri Paesi dell’Unione europea”. Quindi, l’Italia non doveva essere declassata.

Per la difesa, invece, le accuse non rispondono alla verità storica dei fatti e sono frutto dell’immaginazione del pm Michele Ruggiero. Sulla sentenza c’era non solo attenzione mediatica, ma anche degli organi di controllo come Consob ed Esma (Autorità europea di controllo dei mercati), più volte chiamate in causa nel processo perché non hanno mai ravvisato alcuna irregolarità nella condotta di S&P e Fitch sul declassamento dell’Italia. Non è un caso, infatti, che Consob, Ministero dell’Economia e Banca d’Italia non si siano costituite parte civile nel processo.

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