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Profughi Brescia, difesa disperata: “No violenza, pagata 15 euro”

BRESCIA – “Non l’abbiamo violentata, lei era d’accordo. Le abbiamo dato 15 euro“. Con queste parole i tre giovani pachistani arrestati a Brescia per lo stupro di una ragazza di 22 anni si sono difesi durante l’interrogatorio di convalida del fermo davanti al giudice nel carcere di Brescia. Addirittura hanno affermato di aver offerto alla ragazza, in un primo momento, cinque euro, “ma lei ne voleva di più”. Non solo: “Dopo il rapporto lei ci ha lasciato il numero di telefono”.

Adesso bisognerà verificare queste affermazioni. Partendo magari da quella del numero di telefono, visto che se il numero è o non è nella memoria dei cellulari dei tre richiedenti asilo non è difficile da capire.

I tre giovani, tutti tra i 23 e i 26 anni, sono stati accusati dalla stessa ragazza violentata, che li ha riconosciuti in fotografia. “Non li avevo mai visti prima”, ha detto sotto choc ai Carabinieri che in poche ore hanno bloccato i presunti responsabili e che stanno ancora ricostruendo il caso al quale mancherebbero dei dettagli.

La violenza è avvenuta a Chiari, in provincia di Brescia, a pochi chilometri da Castelcovati, dove solo una settimana fa era stato arrestato un giovane romeno di 32 anni per violenza sulla vicina di casa.

I tre pakistani fermati, in quanto richiedenti asilo, vivevano in abitazione messe a disposizione dalle amministrazioni di Chiari e Castrezzato. La vittima sarebbe stata bloccata lunedì sera tra le 23 e mezzanotte e trascinata nel parco pubblico del paese. Qui è stata violentata dai tre pakistani, e la stupro è stato poi confermato dai medici in una relazione agli atti dell’inchiesta.

C’è molto riserbo da parte degli inquirenti sulla vicenda che ha scosso Chiari, un paese di 19mila abitanti con una forte presenza di stranieri.