Blitz quotidiano
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Profughi in caserma, Oderzo dice no: troppi 2.000 su 20 mila

Profughi di guerra sì, migranti no è la parola d'ordine di Oderzo, dove venerdì sera, 12 febbraio 2016, hanno sfilato in 300, guidati dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

TREVISO – Profughi di guerra sì, migranti no è la parola d’ordine di Oderzo, dove venerdì sera, 12 febbraio 2016, hanno sfilato in 300, guidati dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Un po’ pochi, 300 su 20 mila abitanti, 300 essendo anche un numero evocativo di una débacle del Risorgimento, ma c’era la pioggia e il corteo si è svolto con le fiaccole riparate dagli ombrelli.

Non è la prima volta che Oderzo scende in piazza contro il progetto di ospitare “almeno” duemila migranti nelle ex caserme Zanusso.

Come riferisce la Tribuna di Treviso,

“erano in trecento venerdì sera a sfilare in piazza Grande per “no” all’hub che dovrebbe sorgere alle ex caserme Zanusso per ospitare almeno2.000 migranti. Poche le bandiere di partito perché il “Gruppo cittadini opitergini” che ha organizzato la manifestazione ha voluto che la fiaccolata fosse pacifica e senza colori politici: «Per dire no a 2.000 migranti. Perché uniti vinceremo – si leggeva nel volantino che è stato distribuito a Oderzo- vogliamo un’accoglienza diffusa solo per i profughi di guerra. Diciamo no al disordine e al terrore nelle nostre strade di giorno e di notte»”.

Una altra marcia di protesta si era svolta a Oderzo il 28 novembre 2015. Obiettivo, anche allora, quello di evitare che ben 2 mila profughi vengano concentrati nella ex caserma. Duemila, su una popolazione di venti mila, è una proporzione indubbiamente pesante.

C’è chi chiede: perché non li portano a Roma, dove sta di casa, a spese nostre, Laura Boldrini, che li ama tanto e pontifica sui loro diritti e la loro accoglienza? Oppure da Papa Francesco, che predica tanto bene ma poi si guarda bene da accoglierli nel suo Vaticano, nei cui giardini una bella tendopoli stile Calais ci starebbe proprio bene e ne potrebbe ospitare un bel po’?

A queste osservazioni incontrovertibili qualcuno dovrebbe rispondere e spiegare che in un Paese dove nascono sempre meno bambini, come la nostra cara Italia, un po’ di sangue nuovo può rappresentare una trasfusione di sopravvivenza, come dicono sia capitato alla Germania, che nel 2015 ha accolto un milione di profughi e grazie a loro ha visto lievitare i consumi interni, compensando la crisi delle esportazioni.

Senza contare che potenzialmente sono braccia pronte per fare quei lavori che gli indigeni, tedeschi e italiani, non vogliono fare più. E anche braccia disponibili per la criminalità organizzata come per la piccola delinquenza.

Per questo i problemi non si risolvono con le ideologie e con gli slogan. Ma chi lo dice alla gente a rischio di perdere voti?

A seguire il video della marcia del 28 novembre scorso.

 


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