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Prosciutto di Norcia: “Compratelo”. Appello post terremoto stile Parmigiano Reggiano

NORCIA – Il prosciutto di Norcia come il Parmigiano Reggiano: i produttori umbri del salume, dopo il terremoto, si appellano agli italiani perché acquistino questo prodotto, aiutando una produzione che rischia di andare seriamente in crisi dopo il sisma. Un po’ come era successo dopo il terremoto in Emilia, quando ci fu una mobilitazione internazionale per acquistare Parmigiano Reggiano.

In un post su Facebook il capogruppo di Fratelli d’Italia Marco Squarta scrive: “Norcia è famosa per il tartufo nero e i prosciutti: in tutto il mondo ci sono norcinerie. Dopo il terremoto rilanciamo l’economia disastrata della Valnerina con azioni di solidarietà e manteniamo alto il Made in Italy. Come avvenne con il Parmigiano dopo il sisma in Emilia ora acquistiamo tutti il prosciutto di Norcia e i prodotti tipici della Valnerina. Aiutiamo la nostra terra a risollevarsi”.

Le scosse mettono a rischio un sistema che offre lavoro solo nella fase di produzione agroalimentare ad almeno diecimila persone, ma in pericolo ci sono anche specialità conservate da secoli, dalla lenticchia di Castelluccio al pecorino dei Sibillini, dal Vitellone Bianco Igp alla patata rossa di Colfiorito, dallo zafferano al tartufo, fino al prosciutto di Norcia Igp, che rappresentano un patrimonio culturale del Paese, oltre che economico ed occupazionale. E’ quanto stima la Coldiretti nel commentare le misure decise nell’incontro tra il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e gli Asri delle Regioni colpite che prevedono tra l’altro il montaggio delle stalle temporanee e dei moduli abitativi programmati a partire dalla prossima settimana, la copertura del mancato reddito delle imprese di allevamento stabilito in un aiuto a capo bovino di circa 400 euro con l’aumento degli stanziamenti da 1 a 10 milioni per gli allevatori colpiti, nonché anticipi sui contributi europei per far fronte alle esigenze di liquidità.

Con l’arrivo del freddo “occorre una corsa contro il tempo per dare la possibilità agli allevatori di stare vicino ai propri animali con container, roulotte o moduli abitativi ma servono anche ricoveri sicuri per il bestiame con stalle, fienili e casolari lesionati, distrutti o inagibili” – ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.
“L’emergenza è peggiorata e molte aziende oggi – precisa Moncalvo – rischiano di chiudere per sempre se non si creano le condizioni per restare sul posto”. Nelle aziende agricole ed in quelle agroalimentari si contano danni strutturali ed anche ad impianti e strumenti mentre la presenza di frane e smottamenti sulle strade rurali impedisce la circolazione e la raccolta e consegna dei prodotti. Sono circa 3mila le aziende agricole a rischio nei territori terremotati dei comuni di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove c’è un’elevata significativa presenza di allevamenti con oltre 100mila animali tra mucche, pecore e maiali, secondo una stima della Coldiretti.