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Prostituzione, ipotesi licenza a pagamento: 1000 euro al mese e…

ROMA – Mille euro al mese per avere la licenza di prostituzione. E’ quanto prevede una proposta di legge, ora all’esame delle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia del Senato. Il ddl a prima firma della senatrice Pd e vicepresidente della Commissione Lavoro, Maria Spilabotte, punta a ripristinare le vecchie “case chiuse”, messe al bando nel lontano 1958 con la Legge Merlin. Ma con i dovuti accorgimenti in fatto di sicurezza, sanità e soprattutto tasse.

“La prostituzione in sé non deve essere ritenuta un reato – spiega Spilabotte – e chi decide liberamente di prostituirsi in casa deve poterlo fare”. Al bando le etichette offensive, chi sceglie liberamente di esercitare la professione è definito “sex worker“, senza distinzioni tra uomini, donne, transessuali ecc. E via alla regolamentazione del mestiere più antico del mondo, divenuto ormai fenomeno imprescindibile della vita sociale e, perché no anche economica, del Paese.

Di qui la proposta di assicurare ai sex workers “gli stessi diritti e doveri degli altri lavoratori, dall’assicurazione sanitaria e previdenziale al pagamento delle tasse”. La legge, inoltre, incoraggia “l’individuazione di regole minime che indichino dove si può e dove non si può esercitare”. E invoca una “forte assunzione di responsabilità degli amministratori locali per individuare le aree verso le quali incoraggiare il trasferimento” delle attività.

Per esercitare basterà un’autorizzazione che consiste in una semplice autocertificazione alle Camere di Commercio. Prezzo? La legge ipotizza un balzello semestrale di 6mila euro per chi esercita full time, 3mila per chi lo fa part time. È richiesta la certificazione di sana e robusta costituzione, mentre, l’articolo 7 prescrive l’uso obbligatorio del profilattico. Al riguardo però poco o nulla si potrà fare in termini di controllo: la senatrice riconosce la “difficile rilevazione, ma rappresenta un fondamentale presidio per la prevenzione e la trasmissione di malattie sessuali”.

 

 


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