Blitz quotidiano
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Protasio Sala ha strangolato il figlio perché era autistico?

SONDRIO  – “Lo porto alla fiera di Pentecoste a Tirano”, ha detto alla moglie prima di uscire di casa. E invece ha preso la strada per la nuova villetta di Tovo Sant’Agata che stavano ristrutturando in attesa di trasferirsi in Valtellina. Qui Protasio Sala, papà di 43 anni, ha stretto le mani intorno al collo del figlioletto di 7 anni e poi si è impiccato. Motivo? Forse temeva che il piccolo Pietro fosse autistico.

Potrebbe essere questa la ragione della tragedia consumatasi domenica 29 maggio nella villetta di via Castello a Tovo. Sala lo ha lasciato scritto tra le righe in un biglietto alla moglie, Piera Pini, di 45 anni: “Perdonami per quello che ho fatto”. Lo riporta il Corriere della Sera, premettendo che su tale ipotesi, per ovvie ragioni, gli investigatori mantengono il massimo riserbo. Nella lettera l’uomo farebbe riferimento proprio ai problemi di salute del figlio.

Il paese di poco più di 500 anime, immerso nei rinomati frutteti di melo della Valtellina, da domenica sera si interroga sgomento su quel dramma familiare che ha profondamente toccato tutti. Perché mai questo papà di 43 anni, manutentore alla Casa di riposo “Visconti Venosta” di Grosio (Sondrio), paese di cui è originario, è arrivato a compiere un gesto così estremo?

Un improvviso raptus di follia o una ipotetica crisi coniugale, covata da qualche tempo, che stava sfociando forse in una separazione? Oppure, come indicano altre voci in cerca tuttavia di conferme, il movente sarebbe da ricercare nei problemi di salute del povero Pietro? Quale disperazione tanto profonda può avere spinto un padre a uccidere il proprio figlio? Sono interrogativi destinati a restare forse senza risposta.

Il magistrato di turno alla Procura di Sondrio, Barbara Benzi, dalle prime sommarie informazioni raccolte dalla moglie, distrutta dal dolore, non ha trovato notizie per avvalorare l’ipotesi di un matrimonio giunto al capolinea e non sembra che quel papà tanto amorevole fosse colpito da una crisi depressiva.

Lunedì, intanto, presso l’obitorio dell’ospedale “Morelli” di Sondalo l’anatomopatologo di Lecco, Paolo Tricomi, ha effettuato una ulteriore ricognizione sui cadaveri. I primi rilievi, del resto, già nella notte avevano confermato il decesso per soffocamento del piccolo e la morte per impiccagione del genitore.

Nella casa della tragedia, adesso posta sotto sequestro, proseguono gli accertamenti della Scientifica dei Carabinieri, mentre i vicini non sanno darsi spiegazioni per la tragedia: “Una coppia serena, nessun segnale visibile di rottura. Loro ancora abitavano a Grosio, in attesa che questa casa acquistata qualche anno fa fosse del tutto a posto. Qui si vedevano, in particolare, nei fine settimana per qualche lavoretto”. E la madre del piccolo, Piera, ripeteva alle amiche “La villetta di Tovo sarà la casa per il nostro Pietro, una volta diventato grande”.