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Quadri di Van Gogh rubati ad Amsterdam e ritrovati a…Castellammare di Stabia FOTO

AMSTERDAM – La polizia pensa che i due Van Gogh rubati nel 2002 ad Amsterdam ( “La Spiaggia di Scheveningen”, del 1882, e la “Chiesa di Nuenen”, del 1884), finiti nelle mani della camorra e sequestrati, siano stati usati come garanzia, riporta un articolo il Daily Beast.

Quando la Guardia di Finanza ha scoperto i due preziosi capolavori del pittore olandese, del valore di 100 milioni di dollari, erano avvolti in un lenzuolo e ben nascosti in un casolare di un camorrista a Castellammare di Stabia, il detective d’arte Arthur Brand non è rimasto sorpreso.

La cosa che ha invece sorpreso Brand, che lavora come consulente d’arte per stanare falsi e recuperare opere rubate, è che nel nascondiglio non ci fosse anche un Rembrandt. Otto anni fa, Brand sentì che la camorra aveva nascosto i dipinti rubati, tra cui i due Van Gogh rubati nel 2002 al Vincent Van Gogh Museum di Amsterdam. All’epoca, la Guardia di Finanza di Napoli era impegnata in un’indagine sul narcotraffico tra gang criminali olandesi, italiane e il cartello della droga venezuelano.

I clan dei camorristi e altre gang criminali, scrive il Daily Beast, non rubano opere d’arte con lo scopo di tenerle ma come garanzia quando qualcuno deve loro una copiscua somma di denaro o ha commissionato un furto. Brand sostiene che non conoscono nemmeno il valore dell’opera d’arte che sottraggono, ma la mafia in Sicilia fa una montagna di quattrini con il traffico degli antichi manufatti e con la camorra hanno recentemente ampliato il business per acquisire opere d’arte da parte di terroristi in Libia.

Per questo, la maggior parte dei capolavori che si trova nelle mani dei clan, non è appeso alle pareti delle loro abitazioni ma nascosti, com’è avvenuto per i due Van Gogh. Brand afferma che i componenti del clan camorrista, intercettati dalla Guardia di Finanza nel corso delle indagini sul narcotraffico, parlavano di due Vang Gogh e un Rembrandt non identificato, sembra provenienti da criminali olandesi.

Brand, che lavora con il detective privato Sander van Betten, è spesso assunto da musei e governi per negoziare con ladri d’arte, com’è accaduto lo scorso anno per assicurare la collezione confiscata a suo tempo da Hitler. Brand e van Betten, hanno la sensazione che il Rembrandt a cui si riferivano, sia quello rubato nel 1990 a Boston all’Isabella Stewart-Gardner Museum, parte della collezione privata, vale 500 milioni di dollari ed è il secondo dei dieci della lista dell’FBI per i furti d’arte.

“Dopo il recupero dei due Van Gogh”, afferma Brand, nel corso della conferenza stampa non è stato citato il Rembrandt, che potrebbe essere stato separato dai Van Gogh dalla camorra, soprattutto se pensavano che la polizia fosse sulle tracce delle opere d’arte rubate”.

Il valore di un capolavoro trafugato è di circa il 10% in meno del valore reale: non può essere venduto, infatti, senza sollevare sospetti.
Brand dichiara che gli agenti della Finanza interessati al cartello delle droga venezuelano, che hanno cercato senza successo di “stanare” la camorra, hanno insinuato che sapevano qualcosa riguardo le opere rubate.

Le organizzazioni criminali, in genere rubano le opere d’arte come garanzia, spesso dopo essere state trafugate da piccoli ladri sono vendute agli alti vertici della catena criminale di comando.

“Solitamente sono rubate da criminali lontani dai vertici che pensano “cavolo, perché rubare una macchina che vale diecimila quando siamo in grado di prenderci un dipinto che vale dieci milioni”, afferma Brand e aggiunge: “La maggior parte delle volte, il furto viene eseguito senza molta accortezza”.

Solo il 5 per cento d’opere d’arte viene recuperato, soprattutto perché chi le possiede non può venderle; per questo, finiscono con l’essere nascoste com’è accaduto ai due Van Gogh.

“Quando cercano di disfarsene vendendole, come ha fatto una banda criminale in Italia mettendo all’asta un manoscritto del XV secolo, sono spesso catturati e l’opera d’arte confiscata”.

A volte, persone come Brand fungono da intermediari tra bande e autorità, nel tentativo di salvare le opere d’arte con una trattativa e riportarle indietro sane e salve.

“Una trattativa complessa e cerchiamo sempre di riprendere le opere integre. Se per ottenere un risultato si arresta una persona e l’opera, ad esempio, non è sotto il suo letto, il rischio è che si inneschi una catena di comando che porta alla distruzione del pezzo e, dunque, è un rischio. I Van Gogh, per fortuna sono stati trovati ma non si rientra in pos di un’opera arrestando delle persone”.

Fabrizio Parrulli, Generale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, afferma che avere persone come Brand, coinvolte nei negoziati è fondamentale.

“Se vogliamo salvare opere d’arte o reperti archeologici, spesso ci sono possibilità migliori di recupero se nelle trattative con i criminali sono coinvolte terze persone”, ha detto al Daily Beast. “Se la priorità è veramente quella di salvare le opere d’arte dalla distruzione, vanno trattate come se fossero esseri umani quando ci sono trattative per farli tornare a casa sani e salvi”.

Brand, scrive il Daily Best, afferma di esser sicuro che il Rembrandt sia ancora in mano alla camorra. Due mesi prima del ritrovamento dei Van Gogh, Brand e Van Betten decisero che si sarebbero concentrati sul raid nei confronti del cartello venezuelano.

“Stavamo pensando su come procedere. A Londra abbiamo una persona valida, vicina alla camorra, che ha potuto verificare che il clan aveva ancora tutti i dipinti”, afferma. “La polizia è arrivata ai Van Gogh ma il Rembrandt è ancora in circolazione. Penso che si possa recuperare”.

(Foto Ansa)

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