Cronaca Italia

Quarto Oggiaro: “Viene in redazione per un’intervista?”. Poliziotti astuti arrestano latitante vanitosa

Quarto Oggiaro: "Viene in redazione per un'intervista?". Poliziotti astuti arrestano latitante vanitosa

Quarto Oggiaro: “Viene in redazione per un’intervista?”. Poliziotti astuti arrestano latitante vanitosa (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Quarto Oggiaro, una latitante molto vanitosa e qualche poliziotto dotato di astuzia e inventiva hanno dato vita a una storia divertente e istruttiva. Una storia di piccola cronaca nera ma anche una storia sulle grandi, fondamentali forze che muovono la mente e l’agire umano. La vanità è una di queste. Se poi la vanità si unisce alla, diciamo così, leggerezza…

C’è una donna che è appunto latitante, deve scontare una pena di quattro anni ma si è resa irreperibile, non si fa trovare. Al Commissariato di Quarto Oggiaro ci pensano sopra su come fare e la pensano giusta. Sanno ovviamente che la donna è stata condannata per bancarotta fraudolenta. Bancarotta fraudolenta realizzata in un’azienda che si occupava di pulizie in realtà industriali. Decidono quindi di restare sul tema: la pulizia e salubrità negli ambienti industriali.

I poliziotti devono evidentemente sapere anche qualcosa d’altro sulla donna che cercano, devono sapere che deve essere innamorata molto del suo lavoro e ancor di più di se stessa. Insomma devono sapere che se le lanci l’esca giusta, la donna non avrà difficoltà ad abboccare. E l’esca giusta è…

I poliziotti riadattano un ufficio che è stato loro prestato da amici a redazione di un giornale, insomma travestono un normalissimo ufficio da sede di un notiziario. In fondo bastano due computer, facciamo quattro, scrivanie, fogli sparsi, magari un logo inventato lì per lì e applicato alla porta di ingresso…

Creata la “scena della cattura”, arriva il meglio: i poliziotti fanno arrivare alla donna una richiesta, una preghiera, un’offerta, un’occasione. “Scusi le dispiacerebbe concederci un’intervista? Un’intervista in cui parliamo dei metodi migliori per rendere puliti e sani gli ambienti di lavoro, se vuole possiamo vederci a questo indirizzo”.

Non deve essere stato difficile per gli agenti fingersi giornalisti, non occorre chissà quale proprietà di linguaggio, anzi. E non deve esser stato difficile far credere che c’era un giornale, una tv, insomma qualcosa che voleva intervistare: col microfono e telecamera o semplicemente con lo smartphone in mano girano per le città a reggimenti, anzi divisioni, armate…

Come è, come non è, la donna ci crede, si sente attirata dall’esca intervista e va a concederla l’intervista in “redazione”. Che però redazione non è e, subito dopo che la donna ha varcato al soglia, si è accomodata, probabilmente dopo essersi a casa vestita e truccata come si conviene quando si deve apparire, i poliziotti hanno dovuto e potuto ricondurla alla realtà. Signora, lei è in arresto, noi siamo agenti di polizia e lei è latitante.

Immaginabile la stizza ancor più della sorpresa della signora. Catturata dall’astuzia e inventiva degli agenti di un commissariato ma ancor più catturata, messa in trappola da se stessa, dalla sua vanità di andare a dire, parlare, apparire in… un’intervista.

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