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Raffaele Sollecito-Rudy Guede, lite social dopo intervista

Sollecito "avvierà un'azione di risarcimento danni" dopo l'intervista di Rudy Guede a Rai3. Lo ha detto l'avvocato Giulia Bongiorno

PERUGIA – Raffaele Sollecito e Rudy Guede, lite a distanza, sui social, tra i due ragazzi che hanno condiviso un pezzo di storia giudiziaria nel processo per la morte di Meredith Kercher. Il primo, ormai definitivamente assolto, accusa la Rai per aver mandato in onda e senza contraddittorio l’intervista a Rudy Guede, unico condannato per l’assassinio della studentessa inglese. Il secondo che invece ribatte a ogni accusa e continua a proclamarsi innocente. Chiederà anzi la revisione del processo.

Sollecito “avvierà un’azione di risarcimento danni” dopo l’intervista di Rudy Guede a Rai3. Lo ha detto l’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori dell’ingegnere pugliese. “Reputo di una gravità inaudita – ha sottolineato l’avvocato Bongiorno – il mancato rispetto di una sentenza ormai definitiva che ha accertato la totale innocenza di Raffaele Sollecito. Arrivata al termine di un lunghissimo calvario giudiziario, reso ancora più duro dall’amplificazione mediatica”.

Per il legale “esiste un limite alla spettacolarizzazione delle vicende giudiziarie”. “E questa volta – ha concluso l’avvocato Bongiorno – è stato ampiamente superato”.    Di “fiera dell’effimero e della menzogna” ha parlato l’altro difensore di Sollecito, l’avvocato Luca Maori. “Guede – ha aggiunto – pensa alla revisione? Si ma in peggio, visto che la giustizia lo ha ‘graziato’ infliggendogli solo 16 anni per un delitto tremendo come quello di Meredith Kercher”.

Guede dal carcere si difende via Facebook, attraverso una pagina a lui intitolata e gestita da legali. In particolare si difende così dall’accusa più pesante, ossia che avrebbe riconosciuto, quella sera nella casa dell’omicidio, la sagoma di Sollecito.

“La presenza di Amanda e Raffaele sulla scena del . Non ci risulta che durante la trasmissione Rudy abbia mai sostenuto di aver riconosciuto la persona nella quale si è imbattuto quella sera in via della Pergola. Non comprendiamo dunque la lamentela circa l’asserita presenza in quella casa. Va infatti rilevato che nella sentenza di Cassazione che assolve Sollecito e la Knox si precisa (a pag. 44) che “l’ipotizzata presenza dei ricorrenti non può di per sé essere ritenuto elemento dimostrativo di colpevolezza”. Perché la stessa riflessione non può essere presa in considerazione per Rudy? Perché quest’ultimo avrebbe lasciato tracce “ovunque”? Rudy c’era e ha ammesso di esserci. Va però precisato che questa asserita abbondanza di tracce deve essere ampiamente ridimensionata visto che a pagina 97 della sentenza di primo grado di Rudy si legge che “in realtà di Dna dell’imputato non è che se ne sia trovato parecchio”, “in definitiva nulla fa ritenere che vi fosse materiale biologico di Rudy in gran copia”.