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Raffaele Villano sparò e uccise ladro: ora torna in carcere

CASERTA – Raffaele Villano, che uccise a colpi di pistola un ragazzo rom di 15 anni, Nicola Sejdovic, che era entrato nel suo bar per rubare, ora dovrà andare in carcere. Villano era agli arresti domiciliari dal 2012, anno in cui uccise il ladro che si era introdotto nel suo negozio di San Marcellino a Caserta. L’uomo è stato riconosciuto colpevole di eccesso colposo di legittima difesa e ora dovrà scontare una condanna a 5 anni e 3 mesi di reclusione. Per lui dunque si aprono le porte del carcere dopo 4 anni di arresti domiciliari.

Era il 21 maggio 2012 e Villano sparò quattro volte contro il ragazzo di 15 anni e venne arrestato dalla Squadra Mobile di Caserta. Finì ai domiciliari dove il 2 aprile la Polizia di Stato gli ha notificato l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale delle Corte di Appello di Napoli.

La vicenda è analoga a quella avvenuta qualche settimana fa nella vicina Villa Literno dove un imprenditore, Carlo Diana, ha ucciso il ladro albanese che stava tentando con dei complici di rubargli l’auto dalla sua abitazione. L’episodio scatenò la reazione del leader della Lega Nord Matteo Salvini, che su Facebook scrisse:

“Mi spiace per il morto, ma fino a un certo punto…Ora che non indaghino l’aggredito! La difesa è sempre legittima, anche se Renzi non è d’accordo. Mi date una mano a cambiare la legge?”.

Alla fine, però, l’imprenditore è finito sotto indagine per lo stesso reato per il quale è stato condannato Villano, ma al momento nei suoi confronti non è stato emesso alcun provvedimento restrittivo. Sulla vicenda del 52enne barista è intervenuto Don Franco Picone, vicario della Diocesi di Aversa, da cui dipendono le parrocchie dei comuni di Villa Literno e San Marcellino.

“Non possiamo sostenere una giustizia fai da te, – ha rimarcato il presule – ma la gente nel Casertano ha estremo bisogno di sicurezza e normalità”.

Villano, che abitava al piano superiore del bar, fu svegliato dal trambusto fatto dai banditi, tutti di etnia rom, e dalla sirena dell’antifurto. Si affacciò e vide quattro ragazzi che stavano caricando su un’auto una macchinetta mangiasoldi, di quelle che cambiano le banconote in monete per le slot-machine. Il barista prese un revolver legalmente detenuto e fece fuoco, quattro volte: il ragazzo fu raggiunto alla gamba e al torace, ma riuscì comunque a rifugiarsi nella vettura. Un altro malvivente di 21 anni, cugino del minore, fu ferito lievemente.

I banditi fuggirono ma dopo cinquanta metri persero la macchinetta. Nicola fu abbandonato in fin di vita davanti all’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania e lì morì poco dopo. L’altro rom ferito andò a farsi medicare all’ospedale La Schiana di Pozzuoli, dove i medici avvertirono la polizia. Agli agenti del Commissariato di Giugliano Villano raccontò di essere esasperato dai continui furti, l’ultimo subìto appena dieci giorni prima e fu però fermato e messo ai domiciliari.

Il bar, il Blue Moon, era molto noto a San Marcellino, ed era frequentato da personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo. Solo poche ore prima del furto, Villano aveva inviato una torta ai calciatori del Napoli per la vittoria della Coppa Italia.