Cronaca Italia

Raffaella Presta, selfie delle botte prima di essere uccisa

Raffaella Presta, selfie delle botte prima di essere uccisa

Francesco Rosi nel momento dell’arresto (Foto Ansa)

BRINDISI – Lui la picchiava da tempo, e otto giorni prima che la uccidesse lei aveva inviato una prova materiale del suo calvario, almeno di quello fisico, ad un’amica e al fratello: un selfie inviato via whatsapp da una sim acquistata di nascosto dal compagno. Era il 17 novembre. Otto giorni dopo Raffaella Presta, avvocato di 40 anni, è stata ammazzata con due colpi di fucile dal marito, Francesco Rosi, agente immobiliare di 43 anni. 

Adesso quel selfie testimonia una morte annunciata. E non è l’unico segnale che qualcosa da tempo non andava nella coppia. Non si parla, ovviamente, delle lite che ci possono essere in tutte le coppie. Si parla di botte continue, confermate dall’autopsia. Botte che avevano provocato a Raffaella anche la rottura del timpano. E che l’avevano costretta a lasciare il lavoro, a giugno.

Il marito non voleva più che ci andasse, e lei forse ha preferito non doversi più nascondere, non dover più nascondere alle colleghe dell’ufficio legale i segni di quelle violenze. Le colleghe sapevano, le avevano detto di denunciare, ma Raffaella, come tante donne vittime del proprio partner, non aveva voluto denunciare.

Quando ha inviato quel selfie all’amica e al fratello, quasi una prova inconsapevole, era ormai troppo tardi. Otto giorni dopo lui ha preso il fucile che teneva carico sotto il materasso, per paura dei ladri, sostiene. Con quel fucile, usato solitamente per ammazzare i cinghiali, le ha sparato due colpi ad un metro di distanza. Non ci sono segni di colluttazione, Raffaella forse si è a malapena accorta di quello che le stava accadendo.

Adesso resta solo quel selfie e la testimonianza di chi sapeva, come racconta Infooggi, che ha raccolto le parole di alcune amiche:

“La picchiava, la stava isolando. A giugno l’aveva anche obbligata a lasciare il lavoro. Non voleva parlarne ma alla fine ha ammesso che la picchiava. Violentemente. Le aveva anche provocato ferite per le quali sarebbe dovuta andare in ospedale ma poi l’aveva convinta lui a non andarci. Così come poi l’ha convinta a smettere di lavorare. Non aveva molte amiche, perché lui non voleva e non voleva nemmeno che la chiamassimo. La stava isolando. Ora penso solo a quel bambino (il figlio della coppia, ndr) così bello e così perfettamente educato. Un bambino molto intelligente. Sono sconvolta ma il pensiero è per lui”. Eppure quella che appariva all’esterno era l’immagine della “famiglia perfetta, non avrei mai immaginato vedendoli da fuori quello che lei stava passando”.

 

 

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