Cronaca Italia

Rapine, un arrestato su due dopo un anno è fuori dalla galera

Rapine, un arrestato su due dopo un anno è fuori dalla galera

Rapine, un arrestato su due dopo un anno è fuori dalla galera

ROMA – Rapine, un arrestato su due dopo un anno è fuori dalla galera. Nel 2015 in Italia sono state arrestate 10203 persone accusate di rapina: oggi in carcere ne è rimasta la metà, perché per 3573 di loro sono scaduti i termini della carcerazione, altri 1741 invece sono stati assegnati ai domiciliari o altre pene alternative al carcere. Nel 2016 quasi lo stesso trend: 10139 gli arrestati, 2196 rilasciati perché il processo va troppo per le lunghe, 1823 ai servizi alternativi, in prigione rimangono 6120 rapinatori, ovvero il 60% del totale, un 10% in più del 2015.

Ma perché un rapinatore su due vede il carcere solo di sfuggita e dopo un anno l’ha già fatta franca? Due le motivazioni più sensate, lo svuotacarceri e la cronica carenza di organici e mezzi a disposizione della polizia e magistratura. Il pur lodevole decreto svuotacarceri (che sono troppo affollate e invivibili) ha incrinato il principio della certezza della pena: “Tanto lavoro per nulla, viene da dire”, commenta Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale dei funzionari di polizia, interpellato da Repubblica .

“Sono dati sconcertanti – aggiunge – Oltretutto invece di aumentare i posti nelle nostre carceri, si sono scelte normative come lo Svuotacarceri che pur partendo da un principio corretto finiscono per andare in direzione opposta alla certezza della pena”.

Alcuni sociologi, come Marzo Barbagli, identificano l’origine del problema più “nella individuazione degli autori dei reati” che nelle disfunzioni dell’apparato giudiziario. Nelle grandi città, le forze di polizia soffrono sistematicamente della riduzione di organici e risorse e quindi tendono a non dare priorità investigativa a piccoli furti e a rapine di poco conto, realizzate senza armi da fuoco: così si spiegano le impietose statistiche dell’Istat (le ultimi disponibili sono relative al 2015) che fissano al 4,6 per cento la percentuale media dei furti di cui si è scoperto il responsabile, e al 25,5 per cento quella delle rapine.

La stessa valutazione la fanno anche i pm, quando sono sommersi dai fascicoli di indagine. “Si dà la precedenza alle denunce per violenza sessuale, stalking e minacce”, racconta un magistrato che si occupa di reati predatori. “Questo perché in questi casi c’è una vita a rischio”. (Fabio Tonacci, La Repubblica)

 

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